II declino della facoltà di Beni culturali. Martedì Mussi in città VITERBO - "II destino di Beni culturali non è una bega locale ma un problema che investe il sistema universitario nazionale. E' importante però che questo ateneo si faccia portavoce di problemi oggettivi che riguardano il collocamento sul mercato del lavoro dei laureati. In questi primi mesi dell'anno sottoporrò la questione all'attenzione del Governo, in particolare del ministro Rutelli". Così il rettore, presentando ieri la cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico. Mancini sottoporrà presto il problema del collocamento dei laureati al ministro Rutelli Beni culturali, il rettore si mobilita. "La crisi non è una bega locale, ma un problema nazionale" Massimiliano Conti VITERBO - "Il destino di Beni culturali non è una bega locale ma un problema che investe il sistema universitario nazionale. E' importante però che questo ateneo si faccia portavoce di problemi oggettivi che riguardano il collocamento sul mercato del lavoro dei laureati. In questi primi mesi dell'anno, anche in qualità di segretario della Crai, sottoporrò la questione all'attenzione del governo, in particolare del ministro Rutelli " Firmato Marco Mancini. Dopo le recenti polemiche e prese di posizione (non ultima quella del deputato diessino Sposetti), il magnifico dell'università della Tuscia, ieri mattina al rettorato ha approfittato della conferenza stampa di presentazione della cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico, che avverrà martedì prossimo alla presenza del ministro Mussi, per intervenire sul declino della facoltà viterbese. "La valorizzazione dei laureati in Beni culturali, il loro collocamento, la costituzione di un albo professionale - ha scandito il rettore - non sono il problema di un singolo ateneo. Oggi in Italia ci sono tre facoltà e 50 corsi di laurea in questa disciplina. Ben vengano, quindi, le iniziative di cui alcuni politici si sono fatti promotori a livello regionale, ma la questione va affrontata nella sua globalità". ÀI governo Mancini non rappresenterà solo il problema di Beni culturali, ma anche quello dell'autonomia universitaria, fortemente penalizzata dai tagli alle risorse. L'occasione per farlo sarà proprio l'inaugurazione dell'anno accademico di martedì, che vedrà la presenza, oltre che del ministro Mussi, anche di altri 16 rettori italiani e del presidente della Crai, Guido Trombetti, magnifico dell'università "Federico II" di Napoli. "La mia relazione - ha spiegato Mancini - si focalizzerà nella prima parte sulla forte crescita dell'università della Tuscia, che dai 7800 iscritti del 2001 è passata agli attuali 11mila". Poi, smessi i panni di rettore e indossati quelli di segretario nazionale della Crui, il magnifico srotolerà davanti al ministro Mussi un lungo cahier de doleance sulla "recente e travagliata storia dell'autonomia universitaria". Mancini non risparmierà valutazioni critiche, "molto critiche", su come questa autonomia "sia stata fortemente ridotta dagli ultimi governi a causa dei tagli ai finanziamenti, senza fare sconti a nessuno", sottinteso neanche all'ultimo. E' su alcuni temi specifici, ha sottolineato Mancini, che l'università si attende risposte concrete dal ministro Mussi. Per esempio: reclutamento giovanile, rapida riforma didattica (il 3 più 2), rivisitazione dei rapporti tra scuola superiore e università. Lust but non least, il sistema di finanziamenti all'università. Appunto. "I segnali di attenzione del ministro Mussi - ha soggiunto il rettore - sono indubitabili, ma dobbiamo tirarci fuori dalla famigerata legge Bersani che preleva dalle nostre casse il 20 per cento di spese di servizi. Dopo la rottura dei mesi scorsi, avevamo dichiarato che i politici non avrebbero più messo piede dentro le università, ma in questa fase, in una fase in cui molte facoltà hanno chiuso i bilanci in disavanzo, è importante riaprire un canale di dialogo".