Savona, tre consigli comunali aperti alla città Investimento da 100 miliardi, torre alta 120 metri, 700 posti barca Allassemblea parteciperanno tutte le categorie produttive Schieramenti trasversali a favore e contro Il sindaco Berruti "Non ho già deciso, perché lo faranno i savonesi" -------------------------------------------------------------------------------- Progetto Fuksas, ovvero quello della torre alta 120 metri e del posto turistico per 700 posti barca. Il conto alla rovescia è partito. Dopo i botta e risposta da taverna (il viceministro allAmbiente: «Sembra un grosso fallo»; larchitetto lituano: «Spesso si disprezza quello che si desidera») si va al sodo. Si discute. Si comincia a metà febbraio (15, 20 e 22) con tre consigli comunali "aperti", preceduti da una seduta propedeutica del consiglio comunale. Tre momenti delicati con 23 soggetti coinvolti: Lega Navale, Wwf, Assonautica, Lega navale, Ordini di ingegneri, architetti e geologi, Collegio dei geometri, Camera di commercio, Consulta culturale, Industriali, Confesercenti, Confcommercio, Confartigianato, Cna, albergatori, Lega delle cooperative, segretari sindacali, Automobile Club. Una specie di cartina di tornasole degli umori e delle pulsioni, dellinteresse vero o presunto della città per il suo futuro. Nel bene e nel male. Il sindaco Federico Berruti si prepara alla "tre giorni" ostentando tranquillità. Si dice sereno, anche se non lo è. E non può esserlo. E convinto che non vi fosse altra strada per giocare a carte scoperte, per sgomberare il terreno da velenosi sospetti, polemiche pretestuose. Lo fa facendosi scudo di una dichiarazione di principio. «A me interessa che la città si renda conto che listituzione democratica, cioè il consiglio comunale, è la sede dove si decide». Ma la partita è grossa, gli interessi tanti, le attese pure. E già si stanno addensando tensioni, sollecitazioni, pressioni, manovre e manovrine, uscite tattiche, prese di posizione, scelte di campo. Come quella del segretario ds Lunardon («Il progetto sha da fare, è un opportunità da non perdere per lo sviluppo della città») che ha fatto drizzare le orecchie al "fronte del no" (Rifondazione, Comunisti italiani e Verdi) e alle molte anime della Margherita, subito spalleggiato dallassessore Di Tullio, ex segretario della Camera del lavoro, trovando facili sponde in Forza Italia, ma con An pronta a prendere le distanze un po per diffidenza (nel progetto), un po per ripicca. Lo Sdi per ora sta alla finestra. Paolo Caviglia, vice sindaco e un po padre-padrone dei socialisti savonesi, è possibilista. «Non mi infilo nei discorsi sul sì o sul no, ma sul come. Prima voglio capire, vederci chiaro. Terremo conto della ricadute che loperazione avrà per lintero comprensorio savonese. Ma mantenendo alta lattenzione sui temi riguardanti territorio, ambiente, viabilità». Piatto ricco mi ci ficco (investimento previsto: 100 miliardi). E il sindaco Berruti ad un certo punto deve essersi sentito assediato. Da una parte la lobby dei costruttori (ieri Dellepiane-Orsero-Campostano, oggi Gambardella-Spada), sponsorizzata da Autorità portuale e Unione Industriali, lo schieramento delle intese trasversali, il frullatore dei partiti; dallaltra il partito del "no" a prescindere, sinistra radicale, dissenzienti per principio o per convenienza, ambientalisti, tutori del territorio, conservatori per principio. Un accerchiamento che poteva mettere in crisi le sue certezze, ma soprattutto incrinare la sua immagine di sindaco dalle porte aperte, del dialogo a tutto campo, con qualche concessione alla demagogia ma capace di inusuali aperture, senza tessera (e in casa Ds non lhanno ancora digerita), svincolato, fin che gli è possibile, dalle logiche dei partiti. Ne è uscito, bene o male, con un colpo dala. Con un semplice, banalissimo: «Parliamone». Cè chi ha gradito e chi no. Gli interlocutori chiamati a Palazzo Sisto IV a metà febbraio in larghissima parte sì. Non solo per poter andare a dare battaglia in difesa della prateria di posidonie, della baraccopoli della Madonnetta (ordine di sgombero dellAutorità portuale entro marzo), ma anche per dire basta alle colate di cemento spacciate come volano di sviluppo. Nutrita la platea degli estimantori di Fuksas. Luciano Pasquale, presidente della Fondazione De Mari ma anche direttore dellUnione industriali, non ha dubbi. Il suo consenso è netto. Approva la strategia del sindaco. E fiducioso. «Alla fine prevarrà il buon senso, nellinteresse della città». E cala tre carte: turismo, industria e cultura. Quale turismo? Luciano Pasquale non ha dubbi. «Il progetto ha una evidente valenza paesaggistico-infrastruttutrale con lofferta di porto turistico potenziata e unarea di collegamento del comprensorio Savona-Albissola che può essere migliorata sul piano estetico e funzionale. Ma ha soprattutto il pregio, la capacità di attrarre investitori, turisti, diportisti, visitatori ma anche chi abita nel comprensorio. La torre di Fuksas? Unimmagine-simbolo». Industria è una parola grossa, desueta per Savona. Pasquale non è daccordo. «E ovvio che mi riferisco alla nautica, nostro fiore allocchiello. Un settore di alta qualità e professionalità, più industriale che artigianale, sia nella costruzione che nellassistenza e riparazione. In un circolo virtuoso aumenteranno le capacità di creare lavoro, occupazione qualificata e reddito». E la cultura? «E laspetto più immateriale, comè logico che sia. Mi riferisco alla trasformazione della città, un segnale forte, soprattutto verso lesterno, ma auspico anche verso linterno. Ciò vuole dire una città che si trasforma, che realizza cose nuove, importanti, apprezzate unanimemente. Vedo una città capace di aprirsi per 365 giorni al pubblico esterno e a un mercato, che sa valorizzare le proprie opere darte, organizzare eventi, arte, musica, convegni, spettacoli, manifestazioni sportive. Una città viva con operatori non rinchiusi nel guscio ma capaci di dare segnali e di assumere iniziative. Il mio sogno è che in cima alla torre Fuksas sorgano locali in cui circolino non solo salatini e drink ma anche idee». Ma non saranno tutte rose. Anzi. Berruti, sindaco assediato e dal sorriso sempre più raro, si augura che «su un tema così controverso si ricompatti la città». Le tre audizioni non scioglieranno il nodo. Sarà poi il parlamentino a pronunciarsi se andare avanti con un atto di indirizzo. Liter prevede altri passaggi: Autorità portuale, progetto preliminare, conferenza dei servizi, ritorno a Palazzo Sisto IV per esame in sede tecnica ed eventuali osservazioni, parere della giunta e definitivo approdo in consiglio comunale per il via libera al progetto. Tutto deciso? Sembra, ma non è detto. Berruti sta abbottonatissimo. Anche se cè chi afferma che lincontro romano con Fuksas gli ha chiarito molti dubbi. Ma non esce (del tutto) allo scoperto. Non fa previsioni. «Saranno consultazioni vere. Lesito non è scritto. Non sarà una passerella per imbellettare un processo già definito. Farò considerazioni di merito solo dopo non prima. Non ho preconcetti. Ascolto, rifletto. Sono disponibile a farmi convincere».