IL BILANCIO Tra mercoledì e giovedì un dipinto di Carla Accardi è stato sfregiato, e il titolare della galleria Tornabuoni Arte ha sporto denuncia contro ignoti. Sabato una normalissima signora di provincia, incensurata, è stata sorpresa dalla security con alcuni «pezzi» di unopera darte dentro la borsa, che aveva rubati, non si sa quanto consapevolmente. Venerdì sabato domenica e lunedì, chiunque avesse messo piede ad Artefiera, di una cosa innanzi tutto sarebbe rimasto colpito: dalla folla. Ad Artefiera non ci sono i van Gogh, e nemmeno gli Impressionisti, ma il pubblico è lo stesso che si metterebbe in fila davanti a van Gogh e agli Impressionisti. Pubblico ampio e indifferenziato: famiglie con bimbi piccoli e passeggini, ragazzi giovani giovanissimi e cosmopoliti, signori e signore di una certa e compostissima età giunti da ogni dove, riccastri e bohémiens, capitani dindustria e allegri squatter. Pubblico da festival, più che da mostra-mercato, segno di un successo ormai consolidato e potenziale fonte di imbarazzi. Per Fortunato Depero, e la frase incorona al padiglione 18 il suo manifesto per il Campari, «larte del futuro sarà potentemente pubblicitaria». Ottantanni dopo, eccoci, ci siamo. Larte esposta in fiera, nei padiglioni 21 e 22 soprattutto, i padiglioni «giovani», attinge alla pubblicità, talvolta ferocemente talvolta no, comunque massicciamente: alle sue luci, ai suoi linguaggi, ai suoi ritmi, ai suoi consumi, talvolta sguaiati talvolta no. Al cinema, alle starlette e a Papa Ratzinger, ritratto sulla parete duno stand nellatto di rigettare una colata di vernice, che si allarga a terra. Ai graffiti, ai cartoon, ai cyborg e ai carri mascherati, allhorror e allo splatter. Vi sono opere fatte con le tessere di domino, con le capocchie dei fiammiferi, con le cannucce per le bibite. Con i collant di nylon e con le piume. «Dire larte contemporanea è riflesso e manifestazione della società di massa non è dire abbastanza», spiega Silvia Evangelisti, direttore artistico di Art First. «Artefiera è un reality, è un Grande Fratello: vi si trova ogni cosa, si mette in scena ogni cosa». La progressiva spettacolarizzazione si compie sotto gli occhi di tutti: «si mette in scena ogni cosa», a iniziare da se stessi. Dai falsi visitatori (sono manichini iperrealisti) che si accalcano dinanzi a un dipinto (è unopera darte), alla signora di provincia che se ne porta un pezzo a casa (di unopera darte), la distanza è davvero breve. Quel che si è consumata è la distanza tra unopera e lo spettatore. Ad Artefiera, così come ovunque, sulle opere si cammina (come sul pavimento di cristallo infranto di Alfredo Pirri), ci si può sedere sopra e confonderle, confondersi, e pensare che non lo siano, opere darte, ma oggetti daltra natura: decorazioni asportabili, come il souvenir duna gita, o no-logo, come il filmato che scarichi, download, dal computer di casa. (b. t.)
BOLOGNA. Folla, furti, sfregi la mostra oscilla tra eventi cult e Reality show
Il dipinto di Carla Accardi è stato sfregiato a mercoledì e giovedì. Il titolare della galleria Tornabuoni Arte ha sporto denuncia contro ignoti. Sabato, una signora di provincia è stata sorpresa dalla security con alcuni pezzi di un'opera d'arte dentro la borsa. Venerdì, sabato e domenica, chiunque avesse messo piede ad Artefiera sarebbe stato colpito dalla folla. L'arte contemporanea è esposta in fiera, con opere fatte con materiali come le tessere di domino e le capocchie dei fiammiferi.
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