Milano "Nei miei confronti siamo allostracismo. Lo so, sono scomodo, ma mi dimetto soltanto se sarà Longoni a chiedermelo" "I diktat di Sgarbi e Ds non mi fanno né caldo né freddo" "Do fastidio perché mi occupo di politica e cultura. Quella che manca a Milano" -------------------------------------------------------------------------------- Teatro Lirico, parla DellUtri. Dopo gli attacchi trasversali sullincarico di direttore artistico al senatore di Forza Italia - da una parte i Ds, dallaltra Vittorio Sgarbi che dice «non può occupare quella poltrona» - ecco la replica dellinteressato. «Sono critiche che non stanno in piedi». Fuochi incrociati, senatore DellUtri. «Non mi fanno né caldo né freddo. Ne ho attraversati di più potenti, senza bruciarmi. Come vede sono ancora qui, vivo e vegeto, non ho tic, dormo bene la notte». La attaccano a sinistra e a destra. «Che lo facciano i Ds ci sta. È da tre anni che battono 'sto chiodo. Che lo faccia anche Sgarbi, be, cosa posso dire?». Faccia lei. È lassessore alla cultura di questa città. Fa parte di una giunta di centrodestra. «Il pensiero di Sgarbi è sempre irrazionale e paradossale. Come si fa a indagarlo razionalmente?». Ma perché non la vogliono come direttore artistico? Vada che per qualcuno è solo un problema politico, ma altri sembrano scettici proprio sulle sue competenze artistiche. «E una forma di ostracismo verso una persona scomoda perché fa politica e anche cultura. Però cè modo e modo: un conto è dire DellUtri non mi piace. Un conto è dire vada via, o faccia un passo indietro. Questi sono diktat inaccettabili». Il passo indietro lei lo farà, o non se ne parla? «Ne faccio due in avanti. Mi hanno scatenato la reazione contraria. Mi impegnerò ancora di più per far diventare il Lirico un grande teatro europeo». Insomma, dimissioni no grazie. «Le darei allistante solo se me lo chiedesse Longoni. A lui soltanto devo rendere conto». Scusi, ma chi glielo fa fare? Con tutte le grane di questi anni. Non ha mai pensato «adesso il Lirico lo mollo»? «La tentazione viene. Non sono di ferro. Ho pensato spesso anche di lasciare la politica, altro oggetto di strali. Ma se facessimo tutti così, addio impegno». Tra due mesi, si dice, partiranno i lavori di restauro del teatro. Ma è da tre anni che la città aspetta. Rinvii su rinvii. «Le lungaggini sono dipese da tutte le cause intentate contro i vincitori della gara dappalto. Altrimenti a questora saremmo già partiti con la prima stagione». Comè il Lirico che ha in mente? «Grandi musical, riviste, balletti, prosa. Sarà anche uno spazio culturale con scuole teatrali, cinema, ristorante, biblioteca dello spettacolo». La cultura a Milano. Il suo giudizio? «In questi anni si è molto raffreddata. Le amministrazioni lhanno tenuta in ombra. E poi cè stata una crisi di personalità. Nomi tipo quelli che cerano negli anni '60 e '70 non sono più venuti fuori. Ma confido in Letizia Moratti. Mi sembra tagliata per questo».