il monito di Giuseppe Bellafiore per i 50 anni di italia nostra Per lesperto darte è un patrimonio da tutelare come un unico monumento "Effettuati recuperi solo di facciata, più speculativi che conservativi" -------------------------------------------------------------------------------- Larchitettura, il centro storico e le coste, gli antichi palazzi e il piano particolareggiato della città. E ancora, i monumenti, labusivismo edilizio, le sanatorie e i restauri. In una parola, attenzione per larte e lambiente: sono i campi dintervento di Italia Nostra, che festeggia oggi i cinquantanni della fondazione della sezione cittadina, con un appuntamento che si tiene alle 17 alla galleria civica darte moderna del complesso SantAnna, alla presenza, tra gli altri, del presidente nazionale, Carlo Ripa di Meana. La sezione palermitana fu costituita nel 1957 da un gruppo di intellettuali siciliani, tra i quali Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Guido Di Stefano, Edoardo Caracciolo, Filippo Pottino, Giuseppe Spatrisano ed altri; oggi la sezione è presieduta da Piero Longo, mentre presidente onorario è Giuseppe Bellafiore, autore del più celebre libro-guida della città. Dunque, la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale innanzitutto. Palermo in tal senso è uno scrigno che spesso non sa proteggere i suoi tesori, come sottolinea il professore Bellafiore: «Con Italia Nostra abbiamo intrapreso davvero molte e importanti battaglie, mirate a tutelare le bellezze di questa città. Abbiamo affrontato molti problemi inerenti allambiente, che è stato ed è tuttora minacciato da abusi e degrado. Insomma, la nostra associazione vuol essere un punto di riferimento per chi ha a cuore le bellezze della nostra città, e non solo a parole ma soprattutto con fatti ed azioni efficaci». E in effetti lattività di Italia Nostra è articolata e variegata: si va dalle escursioni nei siti archeologici, nei luoghi di interesse naturalistico e nel centro storico, alle conferenze, pubblicazioni, incontri e interventi pubblici, attività nel settore delleducazione e della sensibilizzazione. Ma quali sono le nuove urgenze per la tutela del nostro patrimonio culturale? Risponde Giuseppe Bellafiore: «Direi innanzitutto la salvaguardia del centro storico. È questo il problema principale, perché il pericolo è sempre presente. Occorre considerare il centro storico come un grande monumento, da conservare attraverso il restauro conservativo. Ci siamo tanto battuti, ma adesso accade che il restauro che si attua in questo cuore antico della città non corrisponda esattamente allidea di restauro e conservazione. Piuttosto parlerei di distruzione, osservando alcuni interventi che sono stati effettuati in palazzi ed edifici. E poi occorre pensare anche alle chiese, ai monumenti più piccoli e meno importanti, perché il centro storico non è fatto solo dai grandi palazzi, ma da un tessuto secondario che fa da coro e non è meno importante». La sezione si è distinta anche per limpegno per la redazione di un piano globale esecutivo per il centro storico della città, offrendo suggerimenti al Piano particolareggiato esecutivo (Ppe) redatto da Cervellati e Benevolo nel 1995, e che comunque rimane un buon punto di partenza per la riflessione su questi problemi. Spiega Bellafiore: «La qualità dei restauri effettuati è discutibile perché lo scopo è speculativo e non di conservazione. Ci sentiamo vicini, nel metodo e nello spirito, al Ppe Benevolo - Cervellati, più consono ai nostri valori». E qual è la situazione rispetto al passato? «Oggi - risponde Bellafiore - non assistiamo più certo a grandi stravolgimenti come il taglio di via Roma e alle conseguenze di un intervento del genere. Però ammantate dalla parole restauro si vedono azioni davvero deprecabili. Bisogna ancora capire che la conservazione del passato è essenziale per la qualità della vita, per loggi. Basta, però alle manomissioni degli edifici». A proposito della qualità della vita, il presidente onorario di Italia Nostra dice: «Abbiamo parlato di tutela del centro storico, ma parliamo anche di fruizione. La conservazione è fatta per i cittadini. Si prenda allora il caso delle macchine che circolano liberamente nel centro storico. Niente di più dannoso: occorre tornare alla pedonalizzazione, per ovvi motivi: i pedoni si muovono finalmente tranquilli, non respirano i veleni e le polveri sottili delle macchine e i monumenti non vengono danneggiati dallo smog: per fare tornare il centro storico in possesso delluomo». Attenzione sul passato e sul presente dunque: tra le iniziative promosse censimenti di torri e castelli, solleciti per la realizzazione di nuovi parchi naturalistici, interventi di restauro direttamente promossi, e anche il grido dallarme contro la costruzione degli alberghi nel centro storico di Scopello, occhio vigile su iniziative non compatibili con la tutela dei
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Paola Nicita
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