Alla base del disinteresse la mancanza di soldi per rendere fruibile l'intera area La zona, abbandonata da decenni, è diventata una discarica a cielo aperto LARINO. Una storia millenaria, un sito archeologico, e la mancanza di soldi per renderlo fruibile, per renderlo anche solo dignitosamente osservabile. E così, quella che poteva diventare una tappa del percorso archeologico cittadino, resta da decenni abbandonato a se steso, con il rischio, oggi più concreto di qualche anno fa, che si trasformi in una discarica a cielo aperto dove, un po' il vento, un po' l'uomo, sconsideratamente trasportano ogni sorta di rifiuto. Le foto sono la testimonianza diretta di quello che stiamo raccontando, riferendoci all'area ubicata in via Iovine, nel cuore della Larino moderna a due passi dal tribunale, da tutti gli uffici, a ridosso di uno dei quartieri maggiormente popolati della città. L'area è quella che la Soprintendenza ai Beni Archeologici del Molise, come detto, da decenni ha transennato, imprimendovi il suo vincolo senza però, ad eccezione di un mosaico, intraprendere un discorso omogeneo che riuscisse a riportare alla luce, ma soprattutto a conservare i resti della romanità frentana, in altre parole, a mettere in programma un discorso di recupero e valorizzazione di questa area, l'ennesima dimostrazione del fasto che la Larinum romana aveva. Oggi quell'area è diventata una pattumiera. Si potrebbe lasciar perdere il discorso legato alla folta vegetazione che la ricopre, ma non si può tacere di fronte allo stato di completo abbandono che l'ha trasformata in una vera e propria discarica dove qualcuno però riesce anche indisturbato a portare il suo cane a compiere i suoi bisogni naturali. Rete di recinzione divelta a ridosso della pensilina degli autobus, carte, cartoni, plastica, lattine, polistirolo ogni genere di rifiuto spunta in maniera innaturale tra le rovine di quella che una volta era sicuramente una villa romana, un luogo appartenuto a chi poteva permettersi uno splendido mosaico come pavimento della sua abitazione. Il tutto davanti agli occhi della gente, dei giovani e dei meno giovani, che conoscono la storia di quel sito, anche se non hanno mai capito cosa realmente quella rete di recinzione nascondesse, proteggesse. Forse qualcosa di poco valore, a guardare il modo in cui per tutti questi anni è stata conservata? Qualcuno dovrà rispondere del fatto che l'area è diventata una discarica, ebbene, sarebbe anche il momento che la Soprintendenza, come egregiamente sta facendo nel vicino erigendo parco archeologico cittadino di Villa Zappone (il mosaico rinvenuto è stato giustamente protetto dalle calamità naturali come suggerito da queste colonne), iniziasse a pensare un modo per ridare alla città l'area di via Iovine attraverso un progetto di recupero e valorizzazione che ben si sposerebbe proprio con il discorso più grande del parco e del museo. Non si può lasciare che un sito archeologico diventi una discarica. Gli antichi larinesi-romani di certo non avrebbero gradito.