- FANO - L'Atleta di Lisippo, la vergine di Morgantina, il vaso di Eufronio. Sono questi sicuramente i caposaldi delle scorrerie, di mare e di terra, dei predoni dell'arte. Un particolare differenzia però questi tre capolavori: due sono sono venuti alla luce nel corso di scavi abusivi, mentre il bronzo di Lisippo è uscito dal mare. Agganciato dalla rete di pescatori fanesi. Nella pancia dell'Adriatico. Un mare che racchiude tesori antichi, un mare 'maledetto' per le navi da carico romane: una ogni tre-quattro finiva a fondo, dicono gli archeologici. Insomma c'è sicuramente materiale per una caccia ai tesori sommersi. Ed è stato proprio questo il filo conduttore di un convegno organizzato a Fano e cioè la città di Lisippo, dalla locale Fondazione della Cassa di Risparmio. Ma come muoversi lungo la linea dei confini delle acque territoriali? Perché è sempre stato questo uno degli ostacoli maggiori all'avvio di queste ricerche. E nel corso di questo convegno fanese si è tracciata la strada: ad indicarla Corrado Piccinetti direttore del laboratorio di Biologia Marina e docente all'università di Bologna, ma soprattutto un uomo che ha parlato per giorni e giorni con il capobarca che agganciò in mare la statua di Lisippo. «Usiamo tutte le più moderne apparecchiature ha detto , facciamo un accordo di ricerca e di collaborazione con la Croazia e partiamo alla ricerca dei capolavori sommersi». LA VIA D'USCITA per cercare, soprattutto là dove soffia il vento del Quarnero in quel grande specchio di mare che è davanti al Sansego. Perché pare sia stata agganciata proprio lì, dalle reti dei pescatori fanesi, la statua bronzea ora conservata al Getty Museum di Malibù, in California. Ed il luogo del ritrovamento, incerto, sta diventando la grande forza del museo privato americano che non vuol cedere questo capolavoro dell'arte greca, pagato nel 1976, qualcosa come 5 milioni di dollari. Una teoria che carabinieri, giudici ed ora anche due ministri dei Beni Culturali, Buttiglione prima, Rutelli poi, hanno cercato e stanno cercando di smontanare senza però trovare riscontro: perché la battaglia per il Lisippo (e non solo) sta andando avanti da anni. Fano, che rivorrebbe questo capolavoro, non cede però le armi: spinta da Alberto Berardi, ex assessore alla cultura e padre di tutte le battaglie, sostenuta da migliaia di cittadini che hanno firmato una petizione al governo, aspetta fiduciosa e intanto lancia la grande caccia al tesoro. La Storia. ERA il 16 agosto del 1964. Ma ? se fosse proprio quel giorno non ci giurerei. Era sicuramente l'alba quando la rete imbragò qualcosa di molto pesante. In un primo momento pensammo ad un cadavere, poi ad un cannone e solo più tardi ci rendemmo conto che era una statua». Questo il racconto di Romeo Pirani il capobarca fanese. Erano tempi in cui le leggi dello Stato non lasciavano spazio a trattative. Dovevi dare senza prendere. E così la statua rientrò in porto di notte, qualche giorno in un deposito, dopodiché venne «seppellita» in un casolare di campagna. E' bastato contattare un mercante d'arte per far rimbalzare la notizia del ritrovamento tra i trafficanti clandestini (e non) di mezza Italia centrale. A visitare la statua anche un alto prelato romano. Il tutto fino a quando un antiquario di Gubbio, imparentato alla potente famiglia dei cementieri Barbetti, arrivò a Fano e posò sul tavolo circa tre milioni. Un'ora dopo arrivava da Rimini un suo collega con una valigetta con 10 milioni, ma la statua aveva già preso la strada per l'Umbria. Nascosto in una canonica, il bronzo, che finì al centro anche di un'inchiesta, riprese il volo uscendo clandestinamente dall'Italia: qualcuno disse che venne trasferita in Brasile dentro un container di medicinali, altri sostengono che valicò le Alpi per arrivare in Svizzera. La versione più probabile. Da lì poi finì in Inghilterra dove venne restaurata. Quando tornò alla luce del sole era il 1976: l'aveva acquistata il Getty Museum di Malibù in California per oltre 5 milioni di dollari. L'Italia benpensante gridò allo scandalo: sono passati trentanni ed è ancora scandalo.