Metodo e organizzazione oltre le risorse naturali L'Italia ha una grande opportunità: il proprio Sud, e la Sicilia ne è la punta di diamante. Studentessa imberbe alle prese con un mondo universitario sconosciuto, ad uno dei miei primi seminari di politica economica, mi dissi è vero, possiamo trasformare le nostre debolezze in grandi opportunità; la Sicilia può diventare motore e traino della penisola. Ero forte, allora, delle giovanili e presuntuose conoscenze della tesi di maturità sulla "questione meridionale" e della tracotante energia di chi pensa di poter cambiare il mondo. Ho sempre creduto che questo fosse vero; continuo a credere a quanti con insistenza lo ripetono. L'ho sentito affermare ancora una volta, con passione, lo scorso sabato a Catania, alla presenza del ministro del governo Paolo Padoa Schioppa. Il Sud e la Sicilia rappresentano una forte potenzialità per il nostro Paese. Perché allora questa grande opportunità continua a non rivelarsi? Perché l'immenso serbatoio di risorse di cui disponiamo mantiene la natura di promessa mancata, di tesoro nascosto, di richiamo irresistibile e mendace per una terra che non sa di poter cambiare? Non vorrei parlare dei tanti freni, ostacoli, costi impropri, barriere culturali, oneri e laccioli che paralizzano la nostra crescita; non vorrei parlare della forza ridondante e pervasiva che lega tra loro le catene del sottosviluppo, e che è molto più efficace dei deboli e fragili legami delle maglie dello sviluppo. Fin troppo ne abbiamo parlato, l'analisi è colma. Forse utile potrebbe essere affrontare la questione da un punto di vista nuovo e differente: quello dello studioso di strategia, che cerca di capire attraverso quali meccanismi un'impresa possa affermare il proprio vantaggio competitivo sulle altre. In fondo i meccanismi sono gli stessi anche per i Territori. Questi crescono e producono sviluppo e sono capaci di generare valore se affermano la propria capacità competitiva in termini di qualità della vita, di benessere, di rispetto dell'etica e delle regole, di presenza di infrastrutture materiali e immateriali, di mercati efficienti e vitali, etc. E' fin troppo chiaro che ad un'azienda non basta disporre di risorse per crescere e svilupparsi.. L'impresa può essere dotata dei macchinari più strepitosi e tecnologicamente all'avanguardia, del personale più competente e preparato, di risorse finanziarie in quantità, dei locali più eleganti, etc; questo non significa che acquisisce automaticamente il vantaggio competitivo e riesce ad affermarsi sul mercato. Le risorse di valore sono una buona e indispensabile partenza, ma possono rimanere totalmente improduttive e non trasformarsi mai in capacità competitiva, se non c'è qualcosa in mezzo, un meccanismo strano, quasi una scatola magica che rimescola il tutto. Questa scatola magica combina, assembla, trasforma e valorizza le risorse, dando loro vita ed intelligenza. Per i territori è la stessa cosa. Per la nostra isola, l'"Isola che c'è" citando l'efficacissimo titolo di un convegno di qualche anno fa di Confindustria, non basta disporre di risorse infinite e pregiatissime. Non basta godere di una natura spettacolare ed esotica, di giacimenti enogastronomici ricercatissimi ed estremamente vari, di intelligenze fini ed acute, di artisti, poeti, di risorse archeologiche strabilianti, di un clima generoso e invidiatissimo, di un vulcano dirompente e irrimediabilmente attrattivo, di gente calda e ospitale, di saperi antichi e di altrettanto antica furbizia. Queste sono risorse, magnifiche, abbondanti, invidiate, generose, ma sono solo "risorse" e non si trasformeranno mai in vantaggio competitivo ed in crescita per la nostra Isola se non si cerca di comprendere la natura di quella famosa "scatola magica". La scatola che trasforma le risorse di cui il buon Dio ci ha dotati in sviluppo e crescita. Ebbene, la scatola magica, che magica evidentemente non è, è fatta da ciò che in gergo tecnico vengono definite le "routines organizzative". Le risorse del Sud non si trasformeranno mai in vantaggio competitivo e le nostra terra rimarrà sempre un'opportunità mancata se non si riflette e si lavora seriamente sulle procedure e memorie organizzative dei territori. Questo significa ragionare prima di tutto sulle condizioni organizzative che trasformano i saperi da taciti ad espliciti, da individuali a collettivi, da soggettivi a patrimonio e memoria condivisa. Non basta dire, ad esempio, che ci sono immensi patrimoni enogastronomici; occorre lavorare sistematicamente sul modo attraverso cui adeguati processi organizzativi consentano di trasformare il sapere di un luogo in forme di imprenditorialità sociale. Così come le coste e le nature incantate o i patrimoni archeologici, da risorse preziose, si possono trasformare in competitività solo con un approccio organizzativo approfondito e complessivo, che adegui uomini e infrastrutture alla natura dei servizi che ci si accinge ad erogare. La "scatola magica" è fatta da capacità di definire piani strategici, dove per strategico si deve intendere soprattutto il metodo, è cioè la mentalità diretta a fissare obiettivi etici e di valore, destinare le risorse adeguate a quegli obiettivi, monitorare l'esecuzione dei processi, tempificare le attività, perdurare nell'esecuzione. Se le logiche con cui vengono scelti gli uomini non sono quelle meritocratiche ma solo quelle dell'appartenenza, se i percorsi e i processi vengono interrotti senza comprenderne il disegno, se il metodo non è quello faticoso e sistematico della programmazione, saremo sempre la terra delle grandi opportunità e delle promesse mai però del presente. professore ordinario Università degli Studi di Catania