Demolire il brutto per realizzare il bello. Parole del ministro. Cosa ne pensano gli architetti baresi: è solo uno slogan o la possibilità di una rivoluzione urbanistica? E quali opere, in città, andrebbero demolite secondo i tecnici? Il vicepresidente dell'Ordine degli architetti Gianni Vincenti si avvicina alla nuova legge con una certa cautela. "C'è da intendersi sulla questione della "qualità", sull'accesso alla fase della progettazione. A Bari, ad esempio, sono state create soglie di sbarramento altissime che possono andare bene per la fase esecutiva ma non altrettanto per quella progettuale, altrimenti si rischia di perdere un grande bagaglio di professionisti". E la demolizione delle opere brutte, pure prevista nella nuova legge? L'arch.Vincenti cerca di ampliare gli orizzonti. "Il problema non è, non può essere circoscritto a un'opera, per quanto brutta possa essere, non è che abbattendola si risolve il problema più ampio del territorio. Il nostro paesaggio urbano, quasi tutto ciò che ci circonda è stato edificato in modo sciagurato tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta. Penso alla vivibilità dei quartieri Libertà o Carrassi, ad esempio, per cui non serve abbattere la singola opera per restituire qualità a questa fetta di territorio". Per il vicepresidente dell'Ordine degli architetti, questa legge ha anche risvolti insidiosi: "Bisogna stare attenti: se diamo il via libera alle amministrazioni di abbattere ciò che è brutto, potremmo innescare spirali perverse". A proposito delle demolizioni, l'arch. Armando De Cillis lancia un allarme: "Tutto questo cemento che ci circonda sta per cedere. Le strutture di cemento armato hanno una durata limitata, non c'è da ristrutturare perché non lavoriamo sulla pietra o sul tufo: il cemento armato va incontro a un degrado irreversibile". Secondo De Cillis, dunque, entro pochi anni assisteremo a un'ecatombe di palazzi, "e non siamo completamente preparati a gestire questa stagione urbanistica". E a Bari dove si potrebbe metter mano? "Da dove cominciare?", ironizza De Cillis. I guasti sono stati fatti ovunque. Parliamo del Murattiano: "Nel Prg del 1814 fatto da Gimma - spiega l'architetto - veniva introdotto l'obbligo di realizzare giardini nei cortili interni destinati all'intrattenimento di vecchi e bambini. I cortili, poi nel corso del tempo, sono stati smantellati, o ridotti a magazzini o a parcheggi. Ne sono rimasti pochi, probabilmente andrebbero recuperati". E cosa c'è da demolire, invece? De Cillis abbatterebbe subito "un'opera che non è nemmeno ancora finita: le costruzioni della Guardia di Finanza a Marisabella: fanno schifo!". "A Bari non salverei tutta l'edilizia pubblica degli anni Sessanta i e Settanta", dice senza mezzi termini l'arch. Beppe Fragasso che ipotizza poi una soluzione per Bari vecchia. "Abbattere la scuola "Filippo Corridoni" significherebbe dar vita a un bel recupero di largo San Sabino e cominciare a diradare il centro storico". A Fragasso c'è una parte della legge presentata da Urbani che piace: "Nel punto in cui il Ministero sovvenziona i progetti. La legge ha una filosofia interessante se realmente riesce a tutelare l'espressività e garantire il livello qualitativo". E il finanziamento degli interventi è la chiave di volta anche per l'arch. Arturo Cucciolla: "Chi stabilisce i criteri di bello e brutto? Credo che operazioni di questo genere siano possibili per autodeterminazione, con il privato che valuta brutto il proprio immobile e chiede di sfruttare l'incentivo a demolire e ricostruire, attraverso la valutazione di una commissione". Uno sguardo diverso sulla città lo offre il prof. Leonardo Damiani, ingegnere del Politecnico, esperto in questioni idrauliche e di tutela della costa. "Per individuare il criterio di bellezza - spiega - credo si possa dire genericamente che bello è qualcosa che si integra con il paesaggio. Spesso si compie l'errore di progettare privilegiando i criteri funzionalità e questo è un errore. Se Bari avesse un regolamento edilizio moderno - continua il prof. Damiani - si potrebbe, ad esempio, imporre un elaborato che consenta di mostrare l'esito di un opera inserito nel contesto cittadino. Oggi con i computer queste proiezioni virtuali sono fattibili". Ma lei cosa eliminerebbe? "I frangiflutti - spiega secco Damiani - sono davvero un problema, rovinano il nostro lungomare. Gli spagnoli sono molto più bravi di noi, hanno realizzato sistemi di difesa delle coste e delle spiagge ad esempio mascherati da isole". Il criterio di difesa preventiva del territorio, della cura nella fase della progettazione, è condiviso dall'arch. Stefano Serpenti, che prima ancora di scegliere i "mostri" da demolire suona un campanello d'allarme: "È bene fare attenzione al meccanismo delle ricostruzioni e delle grandi infrastrutture calate dall'alto. Spesso sfuggono ad ogni controllo, con effetti disastrosi". Qualche esempio? "Il ponte di corso Cavour. È brutto e realizzato con soluzioni oggi di gran lunga migliorabili. Ce l'abbiamo sotto gli occhi da decenni e quindi nessuno ci fa più caso. Ma non è servito di lezione visto che al S. Paolo è stato costruito un nuovo e discutibile viadotto, con uno dei piloni di sostegno che affonda in mezzo alla macchia mediterranea di valore paesaggistico nel bel mezzo della Lama Balice". Insomma, nonostante tutto gli errori del passato non servono di lezione? "Purtroppo no - è l'opinione dell'arch. Serpenti - e temo che il futuro ci riservi altre sorprese. Forse le opere previste dal nodo ferroviario al quartiere Japigia meriterebbero un interesse maggiore, se vogliamo parlare di brutture architettoniche".
Demolire?Talvolta non serve
Il ministro ha dichiarato che "demolire il brutto per realizzare il bello" è una necessità. Gli architetti baresi hanno espresso diverse opinioni sulla legge, alcuni pensano che sia solo uno slogan, altri che sia una possibilità di rivoluzione urbanistica. Il vicepresidente dell'Ordine degli architetti Gianni Vincenti ha espresso preoccupazioni sulla "qualità" delle opere da demolire e sulla possibilità di perdere professionisti. L'arch. Armando De Cillis ha lanciato un allarme sulla degradazione del cemento armato e sulla possibilità di un'ecatombe di palazzi. L'arch. Beppe Fragasso ha ipotizzato la demolizione della scuola "Filippo Corridoni" per recuperare il centro storico di Bari. L'arch.
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