II patrimonio della quadreria a palazzo Scopoli il Comune ci mette una parte, ma servono due milioni «Non sono croste, ma pezzi molto interessanti che parlano della cultura trentina». Quando il sindaco Valduga fa l'assessore alla cultura, viene fuori la sua anima umanistica e si sente che al patrimonio comunale ci tiene. Una quadreria ricca di circa 2000 opere che oggi è il Museo Civico a conservare, ma è ancora nascosta alla fruizione dei roveretani, e ciò che non si vede... non esiste, è come se non ci fosse. Ecco quindi che sono maturati i tempi per dare una prestigiosa sistemazione alla quadreria, che è patrimonio di tutti i roveretani e che a quanto pare di capire il primo cittadino è deciso a non lasciar giacere in uno scantinato. La proposta è di portare il 50 di quel piccolo tesoro a Palazzo Alberti, storico edificio su Corso Bettini che si trova faccia a faccia con il Mart e che presto verrà restituito all'uso civico dopo i consistenti restauri degli ultimi anni. Il restante 50 verrà posizionato una volta per tutte in una permanente che secondo i desiderata del sindaco dovrebbe trovar posto o palazzo Scopoli-Jacob, ex-sede del museo civico, che oggi giace (per ammissione pubblica dello stesso Valduga) in uno stato di scandaloso abbandono da almeno 30 anni. In sostanza il centro storico vedrà sorgere una pinacoteca con collezione permanente dei quadri frutto del genius loci cioè di quegli artisti trentini (come Iras Baldessari, Melotti e altri) che fanno grande la storia del Trentino. «Grazie ad una partita di giro abbiamo reperito il 40 dei fondi necessari per il restauro di palazzo Scopoli. Resta da trovare i fondi per il restante 60» ci dice Valduga e le opere complessive potrebbero richiedere tra i 3 i 4 milioni di euro. «Calcolati a spanne» precisa il sindaco. Manca ancora un progetto esecutivo e la tem-pistica farebbe prevedere almeno 3 o 4 anni per la definitiva restituzione del palazzo alla cittadinanza. C'è però la volontà di individuare in un palazzo cittadino la casa del genio artistico trentino, di dare cioè una casa agli artisti trentini, privi di una vera e propria galleria a loro dedicata come aveva fatto notare dalle colonne de L'Adige il critico d'arte Maurizio Scudiero. Ma cosa c'è effettivamente nella quadreria? «Pezzi interessanti, non croste» afferma Valduga. La pinacoteca è costituita infatti da una cospicua raccolta di opere d'arte che copre un arco di tempo compreso tra il XV -XX secolo, opere acquisite dal Comune di Rovereto attraverso legati, donazioni e acquisti. Dal 1991 è sezione del Museo Civico e attualmente comprende dipinti, sculture, grafica e arti decorative, per un totale di oltre 2000 opere, tutte fotografate e schedate. Diversi artisti e privati hanno contribuito a incrementare e a caratterizzare la raccolta. Tra le opere più importanti (vedi a lato) c'è la Santa Cecilia di Bernardo Strozzi o l'opera con la quale Umberto Moggioli ritrae Ernesto Tarquini (Bubi con il cane Pax) dipinto nel 1918. Nel patrimonio c'è anche il famosissimo «Gallo» che Fortunato Depero dipinse nel 1935. I roveretani purtroppo non possono ancora vedere tutto il patrimonio ma se hanno internet potrebbero andare sul sito del museo alla pagina: www.museocivico.rovereto.tn.itarte, dove possono almeno conoscere i gioielli di casa più importanti. Non è molto ma è già qualcosa.