Nella gestione dei beni culturali, la svolta arriverà dal project financing. Patrizia Asproni, 47 anni, presidente di Confcultura, l'Associazione delle imprese private che operano nei servizi museali, non ha dubbi: «Il settore ha bisogno di un approccio più moderno: adesso la legge consente di applicare la finanza di progetto anche al patrimonio artistico e, insieme al ministero, stiamo mettendo a punto un modello per rendere concreta questa possibilità», spiega Asproni, che nei giorni scorsi ha siglato un accordo associativo con il presidente di Confmdustria, Luca Cordero di Montezemolo, mirato proprio alla valorizzazione e promozione dei beni culturali, come volano indispensabile per l'industria del turismo. Siamo alla vigilia di una maggiore apertura ai privati? Penso di sì. Lo Stato non ha i mezzi per recuperare, conservare e gestire al meglio l'immenso patrimonio artistico del nostro Paese, e i privati possono risolvere molti problemi. Anche le Soprintendenze mi pare che abbiano una posizione più morbida rispetto a quello che fino alla legge Ronchey era un vero e proprio tabù. Il codice dei Beni culturali, del resto, parla chiaro. A che riguardo? Mi riferisco all'obiettivo della valorizzazione del patrimonio artistico, dividendo le competenze scientifiche da quelle economiche: mentre le prime devono essere affidate esclusivamente alle Soprintendendenze, le seconde possono invece trovare una adeguata attribuzione nella sfera privata. Noti è un caso se il 27 del business turistico è legato alla cultura. Questo significa andare verso una gestione privatistica dei musei? Non ci vedrei niente di strano, anzi. Anche se bisogna sempre distinguere caso da caso. Ma il mondo delle imprese potrebbe benissimo puntare a valorizzare anche le realtà minori, o comunque non di così immediato richiamo, dove servono più mezzi per adeguare le strutture e promozionare l'attività. Naturalmente ogni progetto dovrebbe avere il via libera delle Soprintendenze, oltre all'indispensabile piano finanziario di ritorno dell'investimento. I tempi previsti quali saranno? Abbastanza stretti, perché nel 2009 scadono le concessioni di Napoli, Roma e Firenze, rilasciate in base alla legge Ronchey, ormai superata, e dunque è necessario avere un modello nuovo, che non può che essere quello del global service. Cioè? Oggi i privati, riuniti in associazioni temporanee d'impresa, gestiscono fette di attività all'interno dei musei, agli Uffizi come a Pompei. Ma questo non è razionale. Ecco perché la gestione complessiva di una struttura, con l'impiego di professionalità specifiche, e l'utilizzo del Project financing diventano traguardi indispensabili, oltre che possibili. A cosa mira l'intesa con Confindustria? A rendere sempre più visibile il comparto, che rappresenta una delle risorse principali del Paese. E poi anche a realizzare una migliore internazionalizzazione e a puntare alla cosiddetta alta gamma: questo significa un turismo di qualità per un patrimonio di qualità, che sia ben custodito e ben gestito. L'obiettivo si raggiunge solamente mettendo insieme pubblico e privato, ciascuno nel proprio terreno di competenza. Gli obiettivi dì Confcultura. Raggruppa le imprese private che gestiscono i servizi per la valorizzazione e la promozione dei beni culturali. Si tratta di nove grandi realtà, con oltre 1.500 addetti, e un giro d'affari diretto di 300 milioni di euro e indiretto di circa 500 milioni di euro. L'associazione, che non ha fini di lucro, promuove iniziative per una sempre maggiore fruizione dei beni culturali e incentiva lo sviluppo di forme ottimali di gestione dei servizi turistico-culturali. Accanto al presidente, Patrizia Asproni il vertice è composto dai vicepresidenti, Guido Savarese e Antonio Senatore. Il segretario generale è Gaetano Mercadante.
Così il museo accoglie i privati
La presidente di Confcultura, Patrizia Asproni, sostiene che la gestione dei beni culturali dovrà cambiare con l'approccio del project financing. L'associazione, insieme al ministero, sta lavorando per rendere concreta questa possibilità. Asproni crede che i privati possano risolvere molti problemi nella gestione del patrimonio artistico del Paese, che lo Stato non può affrontare da solo. L'obiettivo è valorizzare il patrimonio artistico dividendo le competenze scientifiche e economiche tra pubblico e privato. Asproni sostiene che la gestione privatistica dei musei non è necessaria, ma che il mondo delle imprese potrebbe valorizzare le realtà minori.
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