Prosegue la querelle del sindacato contro il Museo e la Fondazione che lo gestisce Cerasoli: «Da mesi denunciamo abusi e irregolarità, il ministero sa ma non si muove» TORINO - Una polemica che si trascina da mesi. Il Museo Egizio di Torino è sotto il tiro del coordinamento nazionale Uil Beni e Attività Culturali, intenzionato a presentare una denuncia alla magistratura e alla Corte dei Conti. Gianfranco Cerasoli, segretario generale dell'Unione Italiana Lavoratori, aveva lanciato, il 15 gennaio scorso, l'allarme per il grave rischio che corrono i beni del Museo, gestito dalla Fondazione presieduta da Alain Elkann. «La causa - precisa Cerasoli - è la mancanza di sicurezza relativa alla tutela e alla sicurezza dei beni e delle persone del Museo stesso». In maniera circostanziata, la Uil esige inoltre di venire subito a conoscenza di chi esercita la tutela e chi fa la conservazione e l'ordinamento di 6.500 beni esposti e di quelli non esposti - oltre 30.000 - «visto che il personale tecnico ha addirittura professionalità diverse e visto che vi sono orientalisti, che per altro hanno fatto domanda per andare in pensione, ma non egittologi». Il presidente Alain Elkann aveva già risposto, sostenenendo che non vi fossero problemi per quanto riguarda il rispetto delle norme di tutela e conservazione nonché dell'ordinamento, poiché la Fondazione da lui presieduta ha il personale sufficiente per garantire non solo la sicurezza ma anche tutte le attività tecnico scientifiche. Elkann ha ribadito che «non c'è alcuna preoccupazione per la conservazione dei beni del Museo perché tutelati dalla Soprintendenza del Ministero e nulla si fa senza accordi precisi con la stessa Soprintendenza. Inoltre sono presenti nel Museo tre archeologi della Soprintendenza, con loro appositi uffici». Parole che non hanno soddisfatto la Uil. «Da mesi - ha detto Cerasoli - stiamo denunciando abusi, illegittimità, uso improprio, con gravi danni all'erario, di risorse pubbliche, violazione del contratto di servizio e dell'atto convenzionale, violazione del decreto legislativo, violazione del Codice per i beni Culturali e il ministero continua con un atteggiamento di chi sa ma non interviene». La Uil accusa quindi il ministro Francesco Rutelli e annuncia che nei prossimi giorni andrà a portare la questione sui tavoli della magistratura e della Corte dei Conti per fare luce su «questi comportamenti che se non corretti portano alla distruzione dei Beni Culturali.