L'iniziativa del comune di Napoli per evitare che l'acqua inquinata dagli scarichi contamini l'arenile Bonifica e polemiche L'opera costerà 18,5 milioni di euro. L'acqua non si vedrà, ma le concessioni ai lidi non saranno revocate. La protesta dei cittadini Napoli. Separare il mare dalla spiaggia. Il tentativo potrebbe suonare come un bizzarro motto antiambientalista o un intento biblico mal interpretato, eppure è quello che accadrà a Bagnoli nei prossimi mesi. Lungo il tratto di litorale partenopeo per decenni contaminato dai veleni dell'acciaieria Italsider sarà infatti costruita una barriera alta 50 centimetri e profonda tre. Un muro tra il mare e la sabbia per garantire la messa in sicurezza delle spiagge. I bagnanti che da giugno affolleranno i lidi del quartiere ad ovest di Napoli potranno, infatti, beneficiare soltanto dell'elioterapia. Niente bagni dunque, ma gli arenili saranno comunque attrezzati come ogni anno per assicurare le attività dei gestori privati. L'intervento messo in campo dalla commissione per l'emergenza bonifiche della Regione Campania costerà 18,5 milioni di euro e sarà diviso in due fasi. Nella prima si procederà all'asportazione della sabbia inquinata, che sarà pulita e riutilizzata come base per una nuova sabbia di cava, separata da quella «riciclata» con un telo di plastica. Si passerà poi allo sbarramento dell'intera falda. Durante la bonifica sarà appunto inserita una barriera lungo il litorale che si estende da Coroglio ai piedi della collina di Posillipo per evitare che l'acqua inquinata dagli scarichi della zona industriale danneggi gli interventi di bonifica. Una vera e propria farsa, secondo l'assise di Bagnoli, che ritiene l'installazione del muro un intervento inutile. Il problema, infatti, dovrebbe essere risolto a monte. Fino a quando non sarà effettuata la bonifica dei fondali marini, denuncia il comitato cittadino, le acque contaminate inquineranno comunque gli arenili. Sconcertati e amareggiati si sono detti i consiglieri del Pdci al Comune di Napoli Gaetano Sannino e Antonio Fellico. «E' mai possibile partorire una così brillante idea, quella di realizzare sulla riva un muro per impedire l'accesso al mare, quindi vietare la balneazione ed evitare che il mare inquini di nuovo le spiagge? La realizzazione di questa divisione tra mare e litorale è geniale dimostra l'incapacità delle menti pensanti, pagate profumatamente e che non hanno ipotizzato una bonifica complessiva e contemporanea: mare e spiagge». L'operazione, secondo i due consiglieri del parlamentino napoletano, servirà solamente a tutelare gli interessi economici degli imprenditori che hanno in gestione le spiagge. La questione cruciale quindi rimane ancora la rimozione della colmata, che è la prima fonte d'inquinamento dei fondali e delle acque marine di Bagnoli. La colmata a mare, di circa 26 ettari, è stata creata negli anni '60 per lo scarico degli scarti industriali dell'ex Italsider. La sua rimozione costerebbe oltre 150 milioni di euro e, secondo il piano di bonifica dell'area, sarà smontata dall'Autorità portuale di Napoli e utilizzata per la costruzione della Darsena nella zona di Vigliena, area orientale di Napoli. La gara per l'inizio dei lavori di costruzione del nuovo terminal di levante con relativo porto turistico è in corso e l'importo totale supera gli undici milioni di euro. La colmata, intanto, continua a giacere indisturbata nel mare che costeggia Bagnoli e l'assise cittadina del quartiere insieme con gli esponenti del Pdci denunciano lo spreco dei 18,5 milioni di euro. La messa in sicurezza delle spiagge può iniziare soltanto con la rimozione della colmata «tossica» e con la successiva bonifica dell'area. I residenti di Bagnoli si mobilitano, nel frattempo, per ostacolare l'apertura estiva dei lidi, un copione già visto l'anno scorso quando sugli arenili di Bagnoli furono installati tappetini di erba sintetici con lo scopo illusorio di proteggere i bagnanti dalla spiaggia contaminata da materiali contenenti amianto e fibre pericolose. Gli operatori balneari invece si dicono addirittura entusiasti per gli interventi della commissione di bonifica campana e attendono al varco dei loro lidi «impacchettati» più di un milione di visitatori in tutta la stagione estiva. Un giro di milioni di euro per cui è stata annunciata con toni trionfalistici già l'assunzione di 400 addetti a bonifica ultimata. Un'operazione che per far cadere nell'oblio lo scempio ambientale di una fabbrica costruita a picco sulla costa non si esime neanche dallo strumentalizzare il pretesto dell'occupazione lavorativa.