La Campania, le sue contraddizioni legislative, ma anche le velleità dei buoni propositi che non mancano mai quando si parla di territorio, spiegate attraverso lurbanistica. O, meglio, spiegate spiegando lurbanistica. Loccasione è offerta dalla Legge Regionale sul governo del territorio (162004), che sta innescando, ad esempio, in tutti i comuni della regione una piccola rivoluzione attraverso la redazione dei Piani Urbanistici Comunali, destinati a sostituire gli obsoleti Piani Regolatori. Il ruolo degli enti pubblici, i compiti dellarchitetto-urbanista, ma anche i concetti di tutela, sostenibilità, ecosistema, paesaggio agricolo e così via, sono illustrati in un glossario a fine libro. Un piccolo manuale, insomma, che aiuta a chiarire di cosa parliamo quando parliamo di urbanistica, in Campania. La condizione di contraddizione entro la quale si muove (si muove?) lazione amministrativa locale la fa assomigliare ogni giorno di più a una recita a soggetto, soprattutto in campo urbanistico, con risultati di disorientamento che non esitiamo a definire spaventosi. Facciamo qualche esempio. Bagnoli: si avvia con enorme ritardo la bonifica della spiaggia, pardon, della sabbia. Si decide che una volta pulita bisogna proteggerla (!) dal mare, che potrebbe inquinarla. Siamo cioè alla constatazione di un disastro ambientale di dimensioni colossali, tale da supporre che lacqua del mare, sia pure in una dimensione microambientale, ma pur sempre in una fascia rispettabile di pochi metri dalla battigia abbia caratteristiche tali da depositare materiali inquinanti in concentrazione idonea a compromettere la bonifica appena effettuata. Per uno di quei fenomeni di corto circuito che si verificano frequentemente nella nostra amministrazione cittadina, si scatena nel volgere di qualche giorno un passaparola martellante sul nuovo stadio. E dove lo facciamo, il nuovo stadio? Mica lo ubichiamo dopo avere consultato in una conferenza intercomunale o regionale, visto anche il recente miraggio della città metropolitana in unarea interna del nostro territorio; no, lo mettiamo ai confini del territorio comunale, area nord, perché non sia mai detto che una struttura (e che struttura, si parla già di una cittadella sportiva) così rilevante Napoli la divida con uno qualunque dei Comuni della sua provincia. E per farlo, manco a dirlo, dovremo provvedere a unapposita variante, una variantina, assicurano, tutta tecnica. Evidentemente il Puc approvato prevede già, nelle sue linee generali, qualche 200.000 metri quadri da gestire qua e là, ma non ce neravamo ancora accorti. Che dico, prevede pure linee di trasporto apposite (faremo unaltra linea 6 verso Miano?) per far fronte a queste e altre esigenze estemporanee: è un piano aperto, e dallo squarcio si vede un futuro radioso. Finalmente, laeroporto a Grazzanise, che doveva essere sconfitto per indegnità ideologica quando a proporlo era la giunta regionale di centrodestra, ora, che è entrato anche nel programma del centrosinistra, viene escluso dalla programmazione nazionale perché non competitivo (leggi: governo amico). Intanto, abbiamo perso definitivamente il parco verde che il Prg del '74 aveva collocato a Capodichino; realizzato o lasciato realizzare, sotto forma di infrastrutture funzionali, una enorme edificazione di servizio; tollerato e lasciato costruire i nuovi edifici della base militare alleata; perso o sulla via di perdere definitivamente ogni possibilità di crescita effettiva dello scalo, che è stato condannato a costiparsi tra le arterie stradali e la pigrizia dei napoletani. Questa si chiama schizofrenia, in gergo tecnico. E di tale patologia ha tutte le caratteristiche: "La schizofrenia è una patologia mentale che interferisce con la capacità della persona di riconoscere ciò che è reale, di gestire le emozioni, di pensare in modo chiaro, di dare dei giudizi e di comunicare" (letterale: copiato dal sito www.openthedoor.com). Vogliamo finire con i rifiuti? Finalmente si è trovato un capro espiatorio nella persona del povero Bertolaso, che non riesce a venire a capo della faccenda, mentre tutti gli altri restano alla finestra a guardare se e come farà. Continuiamo pazientemente a differenziare la monnezza, ma poi il camion fa di tutterba un sacco e, imitando la Befana, tutte le puzze porta via. Nessuno che indichi uno straccio di programma, mentre passano i mesi e si avvicina sempre più il peggio: quella grande crisi estiva già più volte manifestatasi e dalla quale, la prossima volta, rischiamo di non risollevarci più. Incerti ormai tra riso e pianto, tra partecipazione consensuale e dissenso critico, meditiamo sullinfelicità della nostra condizione di poveri elettori, buoni solo a fare numero ogni cinque anni, ma incapaci di farci valere come comunità pensante e decidente. Eppure in ogni rapporto tra amministratori e amministrati dovrebbe esserci un potere di revoca, anche interinale; in politica no, anche ora che le barriere ideologiche sono di fatto cadute. Sarà che il ruolo dellopposizione, nella formulazione attuale, è quello di recitare la parte degli sconfitti. Ma così la durata di un governo, invece di essere considerata una fortuna, sarà percepita come una iattura.