Pronto il progetto per una città della cultura in viale Pasubio Dice Carlo Feltrinelli: «Milano? Se dovessi spiegarlo in breve, direi che oggi le manca una visione. Ha enormi risorse e ricchezze in tutti i sensi, ma da almeno ventanni ha perso la forza di presentarsi come un modello che guardi al futuro. Così è diventata una città da sfruttare per le occasioni che offre, nella quale di va a vivere per far soldi, ma senza più la capacità di riconoscere neppure le proprie eccellenze». -------------- E propone un progetto clamoroso, che comincia con lo storico trasloco da via Andegari Carlo Feltrinelli parla della cultura in città. A chi la amministra chiede più amore per le idee MAURIZIO BONO Carlo Feltrinelli, amministratore delegato quarantacinquenne della casa editrice (che di anni ne ha 52), non ha bisogno di cercare lontano lesempio di uneccellenza non riconosciuta: «Prenda la Fondazione Feltrinelli, qui accanto, in via Romagnosi: è un centro di studio e di ricerca famoso nel mondo che svolge un prezioso servizio pubblico, forma giovani ricercatori, organizza incontri e seminari con premi Nobel e autorevoli specialisti come i Colloqui internazionali di Cortona, si occupa a fondo dei temi della globalizzazione e delleconomia, ha una biblioteca prestigiosa frequentata da tremila studiosi allanno. Bene, recentemente abbiamo incontrato amministratori locali che ne avevano unidea piuttosto vaga e stereotipata. Non mi sembra giusto. Abbiamo invitato il Sindaco Moratti in Fondazione... ». Ci vede un pregiudizio? O è solo il modo un distratto con cui tratta la cultura una città che pure, a partire dai libri, ne produce molta? «No, la città non mi sembra indifferente, noi con le librerie facciamo 500 incontri coi lettori allanno, e cè tanta gente, e motivata. Pubblici diversi per passioni intellettuali e per età che si incrociano. Cè una parcellizzazione degli interessi, ma è una tendenza più generale. Quello che invece mi pare difetti a Milano è una funzione di responsabilità che orienti unitariamente». Altrove è meglio? «Il problema è generale, ma qui dopo gli anni 90 è stato più evidente. A Roma Veltroni, che peraltro porteremo al Dal Verme di Milano il 9 febbraio a parlare di «Che cosè la politica», mi pare abbia prodotto, se non una visione, almeno unatmosfera migliore». Ma allora perché insistere con Milano? «Ho una passione vera per questa città, mi sento molto milanese, in coerenza con la storia della casa editrice e della mia famiglia. Tra le iniziative della Fondazione nel 2007 ci sarà un grande convegno a Milano (speriamo anche una mostra) sul Dottor Zivago nel 50 della sua pubblicazione. Qui è a disposizione degli studiosi il fondo Pasternak, che contiene oltre 900 tra lettere, poesie e materiali. Sempre questanno sarà aperto il fondo Carlo Feltrinelli, mio nonno che fu presidente del Credito Italiano: un archivio unico e tra i più importanti dItalia per la storia di impresa, banche, economia...». Una mole di lavoro imponente. «Della quale sono molto contento, e che non si potrebbe realizzare senza il team di grande valore della Fondazione. Ma proprio per questo dovrebbe appartenere di più alla città, diventarne una ragione di orgoglio. E il progetto che mi sta più a cuore è dargli una nuova casa, insieme a una nuova sede della casa editrice». Vuol dire che pensate di lasciare la storica sede di via Andegari? È unidea importante che mi impegna da anni, liniziativa più vicina allo spirito illuminista della nostra tradizione a cui posso pensare: riunificare le attività editoriali e quelle di studio in un polo che sia al servizio della ricerca e rivolto ai giovani. Avete già deciso dove? Cè unampia area di nostra proprietà in viale Pasubio, ora in gran parte dismessa. Potrebbe nascere qui, nel cuore della città e in una zona già in trasformazione, un edificio che contenga gli uffici, la Fondazione, e la sua biblioteca, gli archivi, una libreria. Abbiamo un progetto di massima, firmato dallo studio Caputo. Ciò che manca è un interlocutore pubblico che ne comprenda la valenza per la città». Ne avete già parlato? Diciamo che lespressione più incoraggiante che abbiamo ascoltato finora è che il comune «non avrebbe nulla in contrario» se decidessimo di traslocare... Ancora una volta, sarebbe più facile altrove? «Bè, ne ho accennato a Cofferati e mi ha offerto con entusiasmo una grande sede, bellissima, nel centro di Bologna». Ma? «Ma io sono cocciuto, e credo che nel progetto di realizzare tutto questo a Milano ci sia una logica che lo collega alla storia della casa editrice e della mia famiglia. Che verso questa città ha sempre dimostrato una grande lealtà».