Com'è noto, l'architettura caratterizza le città. La cupola del Brunelleschi o il Palazzo della Signoria sono il simbolo di Firenze, come il Colosseo o il Campidoglio - o S. Pietro - rappresentano Roma, la mole Antonelliana Torino, la basilica di S. Marco Venezia, ecc. Sono tutti edifici che hanno qualche secolo sulle spalle: è forse la principale fonte di orgoglio nazionale questa poderosa dotazione di monumenti storici. Ma se guardiamo all'estero vediamo che molte città si caratterizzano anche per architetture contemporanee. Parigi accanto al Louvre e alla torre Eiffel ha la piramide di Pei, la Tourette e molto altro. A Berlino gli edifici contemporanei si sono imposti con autorevolezza, a partire dalla reinterpretazione del Reichstag a opera di Norman Foster, e della Potsdamer Platz di Renzo Piano. In Italia il concetto di architettura di qualità, dotata di forte capacità evocativa, manifestazione di un solido discorso culturale, sembra relegato al passato. Lo conferma un'inchiesta recentemente promossa dall'Ordine degli Architetti di Torino (intitolato "Gli italiani e l'architettura"). Ne emerge che se gli italiani associano al concetto di architettura le grandi opere del passato, tendenzialmente oggi chiederebbero l'intervento di un architetto solo per progettare una villetta. Ma la situazione probabilmente cambierà. Il consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge "sulla qualità architettonica" presentato da Giuliano Urbani, ministro per i beni e le attività culturali. Tale provvedimento, a giudizio del presidente degli architetti, Raffaele Sirica "cambierà il futuro del Paese" perché attiverà un "virtuoso processo di riqualificazione urbana e dell'ambiente" e porrà l'Italia "in testa nella competizione internazionale sul turismo culturale". II disegno di legge - la cui approvazione si ritiene rapida visto che era stato ampiamente discusso già col precedente governo - tenta per la prima volta una definizione di "qualità architettonica", richiamando l'importanza funzionale, oltre che sociale e formale dell'architettura nonché del suo inserimento nel contesto. Punto cardine è la valorizzazione del concorso come strumento principe per l'assegnazione delle opere di architettura: e non solo pubbliche ma anche private. Non sfugge infatti la semplice evidenza che un edificio con la sua mera presenza influenza il panorama urbano: a prescindere dal fatto che sia pubblico o privato, la sua facciata sarà sempre sotto gli occhi di tutti. Quindi in ogni caso gli edifici hanno una rilevanza sociale. Il concorso poi, come si sa, è il mezzo oggi più efficace per tentare di scongiurare accordi sottobanco nell'assegnazione dei progetti. Dunque, per garantire una qualità che perfori il futuro.