Unassociazione bolognese ha strappato agli immobiliaristi unarea che eviterà la rimozione dei simboli dello sterminio Gusen, un terreno e un monumento per non dimenticare il lager Il Mausoleo costruito dallAned ricorda il sacrificio di cento deportati bolognesi "Anche il campo di Mauthausen viene ogni anno cambiato, ma abbellirlo è sbagliato" Sankt Georgen sul Gusen, Austria, oggi è un tranquillo sobborgo residenziale. Lungo lunica via centrale, la strada occidentale del Meierhof, dove i deportati bolognesi marciavano per raggiungere il campo di sterminio di Mauthausen, i bambini destate giocano dentro a piscine di legno, si sente odore di würstel provenire dai barbecue e le signore curano molto i loro giardini. La commanderie, una caserma che ospitò il centro amministrativo della Dest e le terribili feste delle Ss, baccanali che terminavano con lomicidio dei camerieri ebrei, oggi è una candida villa padronale con tanto di cancello, aiuole fiorite, immancabili pizzi alle finestre e pacifico labrador di guardia. Da settembre scorso a Gusen vi è pure un cartello che annuncia una nuova lottizzazione, altre belle villette e un condominio in arrivo. Tutto per coprire il Memorial, un mausoleo che lAned di Bologna ha costruito, strappando un pezzetto di terra agli immobiliaristi locali, per evitare che il ricordo degli oltre 100 bolognesi, 1.400 italiani, 70.000 europei periti a Gusen, venisse seppellito da casette color pastello e tutto ciò che i villeggianti della vicina Linz desiderano per le loro vacanze. Lunico ricordo di ciò che avvenne è un monoblocco grigio, il Memorial appunto, e qualche corona di fiori appassiti attorno. Se cè, il merito è di un gruppo di bolognesi. «La prima volta che vidi Gusen fu nel maggio del 1960 - racconta Nella Baroncini, classe 1925, deportata a Ravensbrück alletà di 18 anni -. Andai a Mautausen con altri ex deportati e lì, tra i registri conservati, trovai il nome di mio padre Adelchi. Non era più tornato indietro. Accanto cera scritto "Gusen", ma nessuno sapeva dovera». Per trovare ciò che cercava, Nella fece un breve viaggio, appena quattro chilometri, e trovò «una landa piena derbacce». «Cercammo bene tra i rovi e a un certo punto, Paola Cellin, figlia di un altro bolognese morto a Gusen, vide i resti di un forno crematorio. Ci sinfilò dentro e raccolse quello che poteva: delle ceneri, una bambolina. Le portammo a Bologna, al sindaco Dozza, finirono in un loculo del monumento partigiano della Certosa». Lanno successivo, il 1961, gli ex deportati ritornarono a Gusen e lasciarono nei campi incolti una lapide commemorativa. Che però non bastò a fermare il tempo. «Un giorno del 1962 ci chiamarono e ci dissero che a Gusen stavano costruendo delle case e smantellando tutto per portare quel che restava a Mauthausen». La neo costituita Aned di Bologna si mosse subito e scoprì un terreno ancora invenduto a Sankt Georgen, guarda caso quello dove cera il forno crematorio. Fece una colletta e, insieme allAned Nazionale e alla sezione di Milano, più laiuto di altre associazioni polacche e francesi, comprò il terreno. Nel 1965 sorse il Memorial Gusen. Proprio quello che doveva finire, fino a un mese fa, coperto da un palazzone. Per fortuna altri ex deportati, lallarme è partito da Torino, sono riusciti a vedere in tempo il cartellone pubblicitario con disegnato sopra, simile a un luna park, il nuovo lotto residenziale. Come nel 1962 il passa parola ha funzionato ancora, il Ministero dellinterno austriaco ha ricevuto una valanga di lettere di protesta, tra cui quella dellAnpi bolognese, e, notizia di questi giorni, il progetto è stato bloccato. «Uno dei problemi dellAustria e degli austriaci - afferma Divo Capelli, presidente dellAned Bologna - è che si sentono anche loro "violentati" dal nazismo. Rievocano lannessione forzata e quindi, nellintimo, pensano di essere autorizzati a rimuovere il ricordo. Lo stesso campo di Mauthausen cambia di anno in anno, viene restaurato, dipinto di colori che non vi erano, lucidato. Abbellire le cose è sbagliato, perché si distrugge lemozione che conservano. E senza lemozione non vi è memoria».
BOLOGNA. Le villette non soffocano la Memoria
In Austria, un gruppo di bolognesi ha strappato un pezzo di terra agli immobiliaristi per costruire un mausoleo che ricorda i 100 deportati bolognesi che morirono a Gusen, un campo di sterminio. Il mausoleo, chiamato Memorial Gusen, è stato costruito su un terreno che era destinato a essere venduto e costruito in una zona residenziale. LAned di Bologna ha comprato il terreno e ha costruito il mausoleo, che è stato inaugurato nel 1965. Il progetto è stato bloccato solo pochi giorni fa, grazie a una valanga di lettere di protesta ricevute dal Ministero dellinterno austriaco.
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