Stasera e domani liniziativa culturale della Fondazione Carisbo "Bologna si rivela" : un itinerario in cinque tappe. La guida ragionata di Philippe Daverio Casa Saraceni in via Farini 15, Chiesta di Santa Cristina in piazzetta Morandi, Santuario e Oratorio della Vita in via Clavature 10, Palazzo Fava in via Manzoni 2 e la Chiesa di San Colombano in via Parigi 3: sono gli edifici storici e monumentali che stasera dalle 19.30 a mezzanotte e domani dalle 18.30 alle 23 la Fondazione Carisbo apre al pubblico. Le due notti bianche di «Bologna si rivela», un progetto di Philippe Daverio, offriranno mostre (Flovers di Aldo Mondino a San Colombano, nuove acquisizioni a Palazzo Fava, Studi e progetti del Museo della Città a Casa Saraceni), concerti (violino e clavicembalo a Santa Cristina, canti sacri a S. Maria della Vita) e visite guidate. Il critico guiderà le visite agli edifici Carisbo aperti al pubblico FRANCESCA PARISINI «La curiosità di questo progetto è che sta nascendo dal dialogo con i cittadini. Nessuno in Italia fa un museo ex novo; potrebbe anche sembrare unoperazione presuntuosa. Ma qui il museo nasce davvero dalla città». Philippe Daverio è il curatore di «Bologna si rivela», seconda edizione del tour che anche questanno accompagnerà (oggi e domani) i bolognesi lungo quellitinerario di luoghi e di memorie che sarà il futuro Museo della città, work in progress della Fondazione Carisbo. Rispetto allo scorso anno mancano due tappe, Palazzo Pepoli (su cui il cantiere è in piena attività) e San Giorgio in Poggiale, ma se ne aggiungono altre, ovvero la nuova acquisizione della Chiesa di San Colombano, e le Chiese della Vita e di Santa Cristina, non acquisizioni ma restauri o comunque annessioni al percorso del nascituro museo. Da dove consiglia di cominciare il giro? «Da Palazzo Fava, dove abbiamo messo dei finti muri per appendere i quadri da poco entrati a far parte del patrimonio della fondazione. Tra questi un Balla e un Casorati molto belli, in dialogo con la Bologna del Basoli. Ma lattrattiva del palazzo sono soprattutto gli affreschi del Carracci con il ciclo di Giasone; un impianto video permetterà finalmente di vederli da vicino». Proseguiamo: qual è la seconda tappa? «Direi San Colombano, dove alloratorio è stata aggiunta la chiesa. Su di essa sono in corso i restauri che stanno facendo riemergere i colori seicenteschi. Poi, visto che il filo conduttore di tutte le tappe è il dialogo tra passato e presente, qui è aperta la mostra Flovers. Gli adoratori dei fiori con un ciclo di quadri che Aldo Mondino dipinse nel 2000 in India. Infine, in omaggio al luogo, ci sarà un concerto di canto gregoriano di un gruppo svizzero». Tra le novità di questanno, una delle chiese più suggestive di Bologna: Santa Maria della Vita. «Proprio in queste ore nella chiesa stanno accordando lorgano, a dimostrazione che questi percorsi servono a ridare vita alle cose. Tutta la chiesa, inoltre, sarà illuminata solo con candele perché quelle architetture non erano certo fatte per la luce elettrica. Accanto, nelloratorio, due presenze forti: nella prima parte della serata cè un programma di canti tibetani a cura di un gruppo di lamaisti cacciati dalla Cina; a partire dalle 22, invece, anche in virtù della Giornata della Memoria, ci saranno canti della tradizione ebraica tra 400 e 800 per la voce di Daniele Bedarida, dalla comunità ebraica di Livorno». Altra novità: Santa Cristina. «Sarà la scena di un incontro teorico, tra due violini: un Amati del 600 e uno Stradivari della seconda metà del 700. Nella Sala Capitolare il dialogo tra passato e presente continua con una mostra chiamata «13x17», ex voto raccolti da un gruppo di ragazzi allultima Biennale darte di Venezia dopo lannuncio che non ci sarebbe stato il Padiglione Italia. Ci sono pezzi di artisti sconosciuti ma anche pezzi di Kounellis e di Giosetta Fioroni». Dove si chiude? «A Casa Saraceni dove plastici e progetti racconteranno il Museo della città, a cominciare dalla raccolta di strumenti musicali di Tagliavini che prenderà sede in San Colombano».