Partono le opere per restaurare il teatro romano di Miseno. Le rovine inglobate in un moderno villino. Trecentomila euro per sistemare l'antico passaggio dal mare. Il concorso di progettazione vinto da un gruppo napoletano LA MONTAGNA Per compiere interventi sulla montagna è stato necessario ricorrere a dei rocciatori che hanno fissato alcuni punti d'appoggio por cantiere IL MARE Fondali adatti ad ospitare una flotta di grandi dimensioni. Il mare antistante il promontorio di Miseno potrà diventare un vero e proprio parco archeologico marino L'IMPALCATURA Per sostenere l'impalcatura all'esterno del costone è stato necessario costruire un pontile costituito da barconi L'INGRESSO Accessibile solo dal mare, il teatro romano di Miseno non ha molto dell'antico splendore. Restano, infatti, i corridoi e alcuni frustuli. La struttura era a tre livelli «Quindi il pio Enea ricopre l'eroe di un sepolcro d'alta mole e dell'armi, nonché del corno e del remo sotto un monte elevato che oggi in onore di lui dicon Miseno ed eterno conserva nei secoli il nome». Aveva portato le armi di Ettore, il prode Miseno, ne parlava con Enea e si commuoveva suonando il corno. E il suono si specchiava in quel mare che sa di mistero e bellezza, quel luogo che nei secoli conserva il nome di Miseno. Come uno scrigno la montagna che toglie il respiro al mare custodisce un tesoro: un teatro che ha come porta una grotta e come via d'accesso solo il mare. Quando a Miseno arrivò la dassis Praetoria, la più grande flotta che i Romani misero in mare, quel promontorio divenne una vera e propria base navale. Non solo supponi militari ma anche spazi perii riposo dei marinai, per lo svago e la cultura. E la genialità degli architetti romani sfidò il problema degli spazi Nella montagna di capo Miseno c'era lo spazio per un teatro che fu edificato sfruttando direttamente un pendio collinare, sul quale la struttura si appoggia. Dell'edificio, inglobato nelle strutture di un moderno villino, sopravvivono solo frustuli che non consentono di avere un'immagine d'insieme dell'antico spazio. Del livello superiore restano oggi un pilastro di sostegno delle arcate e, del livello intermedio, i resti di una scala e parte di una galleria, attualmente trasformata in deposito. Del livello inferiore un tratto di corridoio, dal quale si dipartivano gallerie radiali, è ancora percorribile. L'edifìcio era dotato di un passaggio praticato nella collina che permetteva di accedere dal mare, che lambisce il pendio opposto dell'altura, alla cavea. Il cunicolo, che si dipartiva dalla tredicesima arcata del corridoio inferiore, è tuttora percorribile. Da qui parte la sfida di chi è stato chiamato a recuperare questo gioiello. A febbraio 2005 viene bandita, con i fondi del Pit Campi Flegrei, la gara per il concorso di progettazione «del costone a picco sul mare costituente l'ingresso ai ruderi romani del teatro Misenum a servizio della flotta romana imperiale di stanza nel porto di Miseno». E la condizione base del concorso era il ripristino delle condizioni originali, quindi un intervento per il recupero dell'ingresso al teatro direttamente dal mare, come in epoca romana. Rendere di nuovo accessibile quanto oggi è poco più che una leggenda. A vincere il concorso è stato un gruppo di progettazione guidato da un architetto napoletano, Giuseppe Capuozzo, capogruppo e coordinatore di un team di lavoro che comprende l'architetto Mariarosaria Infantino (progettista), il geologo Antonio taudiero, gli ingegneri Giacomo Conte e Luigi Andreozzi (per la geotecnica), l'archeologa Valentina Cosentino. L'impresa appaltatrice dei lavori è la Research di Bacoli; la direzione è affidata all'ingegnere Angelo Maisto della sovrintendenza. Un intervento del costo previsto di trecentomila euro e che interessa duemila metri quadrati del costone. Recupero anche delle aree verdi per il «restauro conservativo e riqualificazione ambientale», come recita la «mission» dell'intervento che, per non sfuggire all'eccezionalità del contesto, ha una particolarità davvero spettacolare. «Per operare su questo corridoio naturale - spiega l'architetto Giuseppe Capuozzo l'unico sistema era intervenire dal mare. Ecco perché abbiamo dovuto montare le impalcature su una piattaforma di barconi. Eppoi ci saranno rocciatori che consentiranno di fissare le strutture per il restauro. Una soluzione innovativa che restituirà la possibilità di entrare nel teatro romano».