Che fine hanno fatto i lavori di restauro del Lirico? Se lo chiedono Milva e il segretario dei Ds, Majorino. «Partiranno tra 60 giorni e si concluderanno tra un anno e mezzo risponde Gianmario Longoni, patron dello Smeraldo . I ritardi? Colpa dei ricorsi». Ma per l'Avvocatura restano ancora in piedi due cause. L'Avvocatura del Comune: restano ancora aperte due cause contro la nuova gestione. Majorino, Ds: vogliamo chiarimenti da Palazzo Marino. Lirico, via ai restauri, «Troppi ritardi? Colpa dei ricorsi». Longoni: ora abbiamo le carte in regola per far rinascere il teatro. Interventi per 15 milioni di euro Che fine ha fatto il Teatro Lirico? Se lo chiede Milva con tanta nostalgia: «Ogni volta che ci passo davanti mi sembra chiuso da secoli e mi piange il cuore». Se lo chiede anche il segretario cittadino dei Ds, Pierfrancesco Majorino: «Perché non sono ancora iniziati i lavori di restauro?». Storia complicata quella del Lirico. Fatta di carte bollate, ricorsi e controricorsi. Anche al presidente della Repubblica. E un paio di questi ricorsi sono ancora in piedi. Nonostante questo, Gianmario Longoni, patron dello Smeraldo e ora a capo dell'associazione di imprese che si è aggiudicata la convenzione per il restauro e la gestione del Lirico per 15 anni, ha deciso di far partire i lavori. Nei giorni scorsi sono scaduti i termini per la presentazione della dichiarazione di inizio attività. «I lavori partiranno tra sessanta giorni e dureranno un anno e mezzo spiega Longoni . I ritardi sono dovuti alla serie di ricorsi a cascata presentati dagli altri gruppi che avevano partecipato alla gara per la gestione. Certe operazioni possono partire solo quando si hanno le carte in regola». Altrimenti? «Altrimenti c'è il rischio che si blocchi tutto e si ripetano esperienze devastanti come la realizzazione del Piccolo Teatro». Quindi, si parte. Anche se all'Avvocatura comunale risulta che ci siano in piedi ancora due ricorsi. Sempre da parte dei secondi classificati, la Bobo-Theatre di Lorenzo Luzzetti di Firenze. Uno rivolto direttamente al presidente della Repubblica, con cui si chiede di revocare la concessione siglata da Longoni con il Comune e una seconda al Consiglio di Stato per chiedere la revoca della sentenza dello stesso tribunale amministrativo che aveva dato ragione a Longoni e al Comune. Una vera e propria battaglia a suon di carte bollate che però non ha impedito anche se con forti ritardi di far partire l'operazione di restauro. Longoni avrebbe potuto chiedere di rimandare tutto fino a quando non si sarebbero risolti i contrasti giudiziari. Invece, vuoi per la pressione del Comune, vuoi grazie alla sentenza del Consiglio di Stato che da ragione a Palazzo Marino e indirettamente a Longoni, vuoi perché Longoni non si è mai tirato indietro rispetto a decisioni difficili, si è partiti con le richieste necessarie per far decollare i lavori. «Informerò il consiglio comunale e la commissione cultura il 6 febbraio annuncia l'assessore alla Cultura, Vittorio Sgarbi . Il giorno prima farò un sopralluogo al Lirico. Certo, quello che sta succedendo al Lirico è la conseguenza del criterio delle gare pubbliche nate per combattere la corruzione. Se fai una gara pubblica devi aspettarti necessariamente un ricorso da parte degli altri partecipanti». Che cosa sarà del Lirico? Il teatro, che per l'occasione sarà ribattezzato teatro Lirico Giorgio Gaber sarà uno spazio funzionale che vivrà 18 ore al giorno, destinato a ospitare prosa, lirica, sinfonica, jazz, musical, danza, ma anche i giovani talenti dei Conservatori e le sfilate di moda. E permetterà di cenare nel ristorante panoramico avvolto da una grande vetrata. Nelle intenzioni dei gestori dovrà diventare il nuovo teatro civico di Milano. Costo dell'operazione: 15 milioni di euro. Nello spazio inferiore ci sarà un' area polifunzionale di mille metri che ospiterà conferenze, sfilate di moda, presentazione di libri. Il livello superiore ospiterà la sala del ristorante panoramico. Entrambi saranno ricoperti da una vetrata che permetterà di gustarsi lo skyline milanese. Ci sarà una biblioteca storica specializzata nello spettacolo (che proviene in parte dalla raccolta Paolo Grassi, in parte dal fondo sul cinema della biblioteca di via Senato di Marcello Dell'Utri, che al Lirico svolgerà la funzione di direttore artistico) tutta digitalizzata. L'ambizione è quella di fare del Lirico «la sede della memoria dello spettacolo italiano».