Saranno riaperte le aree off-limits da quarantenni. Una città dei morti per sviluppare il turismo Così cambieranno le catacombe paleocristiane. L'AREA GRECA. Il nuovo ingresso sarà nella parte più antica, la cosiddetta zona greca Il futuro della Sanità ha un cuore antico e sotterraneo. E il nome di un protettore del calibro di san Gennaro. Le catacombe, una struttura architettonica unica in Europa, molto più suggestiva degli angusti e oscuri labirinti romani, stanno per ritrovare nuova vita, dopo il finanziamento europeo di oltre due milioni e mezzo di euro che la Regione ha destinato al recupero del sito paleocristiano. Se ne occuperanno le sovrintendenze ai Beni Storici, Architettonici e Archeologico d'intesa con la Curia, i quali, qualche settimana fa, hanno firmato un protocollo d'intesa con le amministrazioni napoletane. E, come si dice in questi casi, potrebbe essere un volano di sviluppo turistico per il rione. Delle catacombe più grandi dell'Italia meridionale oggi i visitatori possono vedere solo una parte, quella del livello superiore al quale si accede dall'ingresso realizzato agli inizi degli anni Settanta, che passa attraverso la basilica dell'Incoronata a Capodimonte e al fianco di alcune abitazioni private. Non viene tantissima gente, qualche decina di turisti al giorno. Quelli fai-da-te sono stranieri, soprattutto infaticabili tedeschi. Gli italiani sono intruppati quasi sempre in scolaresche o gruppi di universitari. Chi non le ha viste, anche per quello che oggi si può ammirare (perché il progetto prevede un sostanzioso allargamento dell'area aperta ai visitatori), chi non le ha ancora viste s'è perso molto, in suggestione soprattutto. Sarà ripristinato il vecchio ingresso, quello da via San Gennaro dei Poveri, attraverso il recupero delle scale che portano direttamente dal lato destro della basilica fin giù alla Sanità. «In pratica oltre alla messa in sicurezza di tutto il sito, sarà riaperto l'ingresso dal livello inferiore delle catacombe» spiega l'architetto Giovanni De Pasquale, ispettore della Pontificia commissione di archeologia sacra «quello della basilica di San'Agrippino, chiuse da quasi quarant'anni. Sarà così possibile visitare gli scavi seguendo il percorso storico che va dalle aree più antiche del III secolo dopo Cristo a quelle più recenti del IX secolo». Si passerà nella piccola zona alle spalle con la chiesa di San Gennaro Extra-moenia che sarà attrezzata con biglietteria e servizi. Ora è una sorta di giardinetto incolto, con erba, piccoli rovi, alberelli selvatici. Su un muretto pieno di muschio ci sono delle iscrizioni probabilmente greche, perché proprio qui si apre la cosiddetta parte greca delle catacombe a sinistra dell'ingresso. La basilica inferiore è meno scenografica delle due basiliche superiori, la Maggiore e la Cripta dei vescovi (dov'è collocata la tomba dove le reliquie di san Gennaro furono trasportate nel IVsecolo), ma sicuramente è più suggestiva. C'è la fonte battesimale circolare, c'è l'ipogeo con la cattedra episcopale scavata direttamente nel tufo, ci sono molte antiche pitture. E da qui si diramano tre lunghi cunicoli, il vero cuore segreto della struttura, che non saranno visitabili neanche dopo la ristrutturazione. Si tratta di tre gallerie parallele lunghe almeno 500 metri. Una sorta di decumani nel ventre di Capodimonte, con gallerie di collegamento. Le pareti, come tutte le catacombe, sono piene di loculi, cubicoli e sepolture. Il buio è spezzato dalla torcia della guida, Nevio Pizza: «Bisogna solo fare attenzione a dei grandi ragni» spiega. «Sono innocui, ma hanno un aspetto decisamente brutto». Per il resto c'è poco altro da vedere e molto da scavare. Con estrema cautela. In fondo alle gallerie c'è una massa terrosa riempita nei secoli dalle fondamenta delle abitazioni sovrastanti. Per risalire sopra ci sono delle scale interne, proprio accanto alla tomba del patrono di Napoli. Si cammina piegati e appena si alza la testa ci leggono anche dei vecchi graffiti. Nomi e date, soprattutto, incisi con un coltellino, come fanno i turisti da sempre e dovunque: Gabriele Gallo 1836, l'anno del terribile colera che in pochi mesi uccise migliaia di persone. Ma lui, era sicuramente solo un visitatore. IL PATRONO Nelle Catacombe ci sono innumerevoli immagini, molte raffigurano il patrono di Napoli, al quale il sito è intitolato. Tra le meglio conservate quella di san Gennaro con san Pietro LA CHIESA Le Catacombe sorgono sotto la chiesa dell'Incoronata a Capodimonte, dedicata alla Vergine Madre del Buon Consiglio. Fu voluta dalla serva di Dio Maria del Gesù Landi IL VESCOVO La Cripta dei Vescovi che sorge sulla tomba di san Gennaro, fu scoperta nel 1971. Il primo ad esservi sepolto, nel 431, fu Giovanni I, raffigurato in un mosaico UN ITINERARIO RITROVATO LA PORTA L'attuale ingresso alle Catacombe di San Gennaro, accanto alla Basilica dell'Incoronata a Capodimonte. Risale agli anni Settanta. LA FONTE La fonte battesimale nella basilica inferiore di Sant'Agrippino. Attualmente non è visitabile. Lo sarà alla fine dei lavori. L'ICONA Il più antico ritratto di san Gennaro. È raffigurato accanto a due defunte: una madre, Cecominia, con sua figlia.