L'archeologa: «In mostra lungo il percorso della metropolitana» I resti della domus e i mosaici di piazza Vittorio, l'ipogeo affiorato in quella stazione poco lontana, il vaso, l'urna e gli altri oggetti. Sono tutti in un magazzino di una delle stazioni della linea A. Dove forse sarà stivato anche il muro affrescato della domus scoperta alla fermata Manzoni. I più belli saranno esposti, potranno vederli tutti. Man mano che i lavori di ammodernamento della metro vanno avanti, i piccoli e grandi ritrovamenti archeologici fatti dagli operai dì Met.Ro. vengono radunati in uno stanzone segreto in attesa che gli esperti li analizzino. Sono le sorprese che riserva Roma. E che la Soprintendenza vuole rendere accessibili a tutti. «Lungo tutta la linea ci sono stati ritrovamenti che stiamo restaurando e conservando - spiega la dottoressa Maria Rosaria Barbera, della Soprintendenza archeologica - dagli ambienti affrescati con pitture sintetiche e lineari di età medioimperiale emersi a piazza Fanti alla domus imperiale, i bei pavimenti a mosaico e le gemme incise, scoperti a piazza Vittorio. I progetti metropolitani sbattono a volte con una realtà archeologica che sbatte anche contro di noi. Abbiamo chiesto al presidente di Met.Ro., Stefano Bianchi, che si è detto disponibile, di fornirci locali idonei, tra Termini e S. Giovanni, per esporre i ritrovamenti, come già avviene ad Atene, anche a Napoli. Siamo a Roma, del resto, non a New York». L'impegno è preso, già nel capitolato d'appalto era previsto lo "stivaggio dei materiali archeologici" e una successiva "selezione ragionata". «Ora dobbiamo scegliere i pezzi da esporre lungo il percorso metropolitano». Un nuovo modo di scavare, che grazie all'impiego delle tecnologie e all'impegno di tutte le parti, permette di coniugare antichità e progresso (esempio: le stazioni archeologiche in programma lungo la linea C). Ancora lavori in corso alla stazione metro di Manzoni. A novembre, negli scavi per la realizzazione di un pozzo di ventilazione e del vano ascensore al centro della stazione sono affiorate preesistenze archeologiche. Un muro importante, con tracce di un affresco ridotto malissimo, ma che doveva esser bello nel I secolo dopo Cristo. «Una pittura più raffinata di quella emersa a piazza Vittorio, che risale all'età Giulio-Claudia. Per ora è difficile apprezzarla. Confido nei nostri restauratori, riescono a fare miracoli». Una settimana, un'altra ancora: la soprintendenza continua a chieder tempo per poter valutare la qualità dei reperti. «Resti di una domus di cui non eravamo a conoscenza, il primo ritrovamento di età Giulio-Claudia, forse connesso, chissà, con la grande residenza imperiale degli Orti Lamiani - spiega l'archeologa - mentre sapevamo della presenza alI'Esquilino di un certo numero di domus e insulae del IV secolo intervallate da giardini. Resti importanti soprattutto perché documentano la frequentazione di quel punto, il continuum edilizio nel sottosuolo di Roma». Barbera non si sbilancia sul ritrovamento, «non molto importante per quantità e qualità, sono ultimi lacerti, di grosso non c'è più niente da trovare, l'archeologo moderno ha solo l'obbligo di documentare tutto». E aggiunge: «Si tratta di un pezzetto di una parete affrescata molto rovinata che stiamo cercando di rimuovere pei tutelare come meglio possiamo». La parola esatta è "rimozione controllata". «Al momento non sembrano esserci le condizioni per una conservazione in situ, stiamo studiando le vie formali e tecniche per rimuoverne almeno una parte, restaurarla ed esibirla. Non si distruggerà nulla, comunque».
(Roma) Metro A, reperti in un locale segreto prima di essere esposti al pubblico
L'archeologa Maria Rosaria Barbera della Soprintendenza archeologica di Roma ha annunciato che i ritrovamenti archeologici fatti dagli operai di Met.Ro. lungo la linea A della metropolitana saranno esposti in un magazzino di una delle stazioni. I ritrovamenti includono resti di una domus, mosaici, vasi, urne e altri oggetti. I più belli saranno esposti, mentre quelli più piccoli e danneggiati saranno conservati. Barbera spiega che i progetti metropolitani a volte incontrano la realtà archeologica, e che la Soprintendenza vuole rendere accessibili a tutti i ritrovamenti.
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