«Quanti mostri da abbattere per salvare il paesaggio». IL PREMIO Federico Zeri per la tutela del patrimonio culturale italiano, consegnato martedì a Mantova, ha avuto quest'anno due vincitori. Il riconoscimento è stato assegnato dalla giuria composta dal direttore della Scuola Normale di Pisa e presidente del Consiglio superiore dei beni culturali Salvatore Settis (nella foto), dal fotografo Oliviero Toscani e dall'editore Klaus Wagenbach alla città di Bari per la demolizione sul lungomare dei trecentomila metri cubi di cemento armato tristemente noti come 'Punta Perotti', e a Pietro Giovanni Guzzo, soprintendente archeologo di Pompei. Professor Settis, qual è il messaggio che il Premio intende lanciare con questa doppia segnalazione? «È la prima volta che il premio è stato assegnato ex aequo: a un soprintendente di grande prestigio e a un'istituzione. Il messaggio è molto chiaro. Il premio alla città di Bari per la demolizione dell'ecomostro di Punta Perotti ha un significato simbolico: di cose da abbattere in Italia ce ne sono parecchie, ma ne vengono abbattute pochissime. L'auspicio è che lo si faccia più spesso». E per quanto riguarda il professor Guzzo? «Guzzo è uno dei soprintendenti più validi che ci siano oggi in Italia. In lui abbiamo voluto premiare non solo la persona, ma l'impegno straordinario di quanti lavorano duramente, e spesso senza riconoscimento alcuno, contro il continuo degrado del patrimonio culturale e delle coscienze». Professore, quali sono secondo lei le situazioni di maggiore emergenza in Italia per quanto riguarda la tutela del patrimonio culturale? «Sono soprattutto due le situazioni di emergenza. In primo luogo il paesaggio. Le normative di tutela sono talmente intricate, c'è un tale intreccio di competenze tra Stato, Regioni e Comuni, che quando si verifica un disastro non si sa neanche di chi sia la colpa... È anche questa situazione che porta alla distruzione del paesaggio: soprattutto sulle coste, ma non solo su quelle». Seconda emergenza? «La situazione delle Soprintendenze: il 40 per cento sono coperte per reggenza, cioè da soprintendenti che lo sono anche da un'altra parte. Lo stesso Guzzo, soprintendente a Pompei, lo è anche in Calabria; il soprintendente archeologico della Toscana si occupa anche del Friuli... C'è una drammatica mancanza di personale perché da anni non si fanno i concorsi...». Il ministro Rutelli ha annunciato che si faranno presto i concorsi per 30-40 posti di dirigenti «La speranza è che si cominci in tempi brevi, e per un numero di posti molto maggiore. Perché l'urgenza nelle Soprintendenze è straordinaria e perché è urgente anche creare posizioni per i più giovani: sono moltissimi i laureati in beni culturali disoccupati». E come se la cavano? «Fanno quello che possono, con forme di lavoro precario e poco retribuito. Il risultato è che i migliori li perdiamo perché se ne vanno all'estero. In Italia resteranno solo quelli meno preparati. O quelli che hanno meno coraggio».
L'intervista. Salvatore Settis: Punta Perotti non resti un'eccezione
Il Premio Federico Zeri per la tutela del patrimonio culturale italiano è stato assegnato a due vincitori: la città di Bari per la demolizione dell'ecomostro di Punta Perotti e Pietro Giovanni Guzzo, soprintendente archeologo di Pompei. Il messaggio del premio è quello di segnalare la necessità di abbattere le cose da degradiare in Italia, ma spesso non vengono abbattute. Guzzo ha espresso le sue preoccupazioni per le situazioni di emergenza in Italia, come il degrado del paesaggio e la mancanza di personale nelle Soprintendenze, che coprono il 40% dei posti. Il ministro Rutelli ha annunciato che si faranno presto i concorsi per 30-40 posti di dirigenti.
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