Lo hanno ribadito anche gli accademici dei Lincei in un loro recente appello, in vista dell'emanazione del nuovo Codice dei beni culturali e paesaggistici: il ricorso alle imprese private è giustificato solo per i servizi aggiuntivi. Allo scoccare del 15 anniversario della nascita di Civita, il suo fondatore, nonché segretario generale (ma anche presidente di Fineco) Gianfranco Imperatori si dichiara orgoglioso del ruolo di «manovale della cultura» e soddisfatto che tra i firmatari di quell'appello figuri Salvatore Settis. Che negli ultimi mesi non ha certo nascosto le sue riserve sull'effettiva opportunità di spezzare tutela e gestione, lasciando onori e oneri della prima allo Stato e i potenziali della seconda ai privati. «La maggior parte dei timori del professor Settis, a proposito dell'intervento dei privati nel settore dei beni culturali, è motivata e condivisibile - avverte Imperatori -, va detto, però, che il vecchio modello di gestione del patrimonio culturale italiano doveva amministrare una realtà meno complessa di quella attuale e ha dimostrato di non reggere l'impatto di un panorama profondamente cambiato». Come dire che nei 78 musei dove Civita (o Zétema di cui è socia) è presente assieme ad altre imprese nella gestione dei servizi aggiuntivi, i rispettivi direttori o curatori avranno tirato un sospiro di sollievo. Soprattutto nel caso dei Musei Capitolini di Roma dove è in corso un esperimento di gestione pubblico-privata che, pur tra alcune ambiguità, presenta diverse ragioni d'interesse. Quella della gestione dei servizi per il pubblico («senza incidere in alcun modo sulla natura della proprietà del museo e sulle funzioni di direzione») è tuttavia solo una delle attività cui si dedica Civita. Associazione, quest'ultima, nata nell'87, che ha mutuato il suo nome da quella Civita di Bagnoregio cui ha rivolto il primo piano di valorizzazione, e che riunisce oggi 120 aziende impegnate a diverso titolo in progetti di ricerca, gestione, organizzazione di mostre e, appunto, valorizzazione. Ricorda Gianfranco Imperatori che quando cominciò era giudicato inconcepibile persino un concerto all'interno di un museo: «Per organizzarne uno a Villa Giulia, alla fine degli anni 80, mi ci vollero tre mesi; ne è stata fatta di strada da allora!». Una lunga stagione che ha visto un deciso cambiamento nel contributo dei privati alla cultura, passando dalla sponsorizzazione generica all'investimento da un lato e - precisa ancora il segretario generale di Civita - «al trasferimento delle competenze professionali proprie di chi è abituato a organizzare dall'altro: in una logica non profit, perché l'ambizione, del profitto è mitigata dal fatto che il privato è consapevole di partecipare a una missione, da cui avrà però un ritorno d'immagine oggi molto sentito nelle aziende». È questo, secondo Imperatori, uno degli argomenti su cui far leva per coinvolgere i privati nel settore dei beni culturali, oltre naturalmente che sulla gestione dei servizi aggiuntivi e, last but not least, sulla defiscalizzazipne degli investimenti: «Migliorando l'attuale normativa, talmente macchinosa da essere stata quasi completamente snobbata». Ma Civita sente di avere interpretato anche «la necessità di un rapporto diverso tra pubblico e beni culturali; di avere intuito, prima di altri, che valorizzazione culturale e valorizzazione economica non erano categorie che si autoescludevano». Questo binomio è alla base di una serie di operazioni avviate sotto la sua egida, nel segno di sempre più sistematiche strategie di coordinamento degli interventi. Una modalità, definita «distretto culturale», che coniuga le politiche di salvaguardia del patrimonio di beni storici e ambientali con le politiche di sviluppo economico locale. «Come nel caso del distretto dì Noto - spiega Imperatori - o di quello di Viterbo dove, a partire da una straordinaria ricchezza culturale, abbiamo coinvolto tutte le forze produttive, le camere di commercio, i comuni, le province, le fondazioni ex bancarie per ragionare insieme sulle prospettive di sviluppo che ci si aspettava, stante appunto quel patrimonio». Ma sono anche altre le iniziative in cantiere. Dalla pubblicazione di un rapporto annuale, il quinto, sul tema dell'edutainment («che si preannuncia come un filone molto importante, rispondendo a una crescente domanda di cultura e intrattenimento») alla preparazione di alcune mostre in programma per l'autunno, tra cui Duccio a Siena e Giorgione a Venezia, fino al master pian di valorizzazione di Leptis Magna, «per il quale - annuncia Imperatori - il nostro consorzio si sta candidando».