Quale progetto per Mantova? Settis perfora il perimetro certo e condiviso della tutela e promozione del centro storico: monumenti, musei e compagnia. Perfora, e va fuori, appena fuori. Ad esempio dove sono i laghi, le sponde, i pioppeti, l'ambiente naturale, periurbano, agricolo ed ex agricolo. Settis dice una "nuova cosa", che da una botta al passato e fornisce un contenuto invulnerabile al piano fatto per il sindaco Fiorenza Brioni: non solo recupero urbano, ma anche restauro del paesaggio. La novità sta nello scavalcamento della predica della tutela, e nella volontà di "risarcire" (mantenere-ricostituire) il posto dove stiamo tutti, che è più largo, e vitale per la città. Una Mantova storica e storicizzata che non può far finta di non stare in un sistema più largo. Settis ha affermato e ripetuto il concetto del restauro del paesaggio. L'altro ieri mattina, in municipio, quando ha presentato il suo Progetto per Mantova a un'assemblea fittissima di operatori della cultura e intellettuali. Ha confermato, il direttore della Normale e presidente del consiglio superiore dei beni culturali, le strategie del sindaco che coniugano i destini di sapere, bellezza e ambiente forever. In due e due quattro: non c'èefuturo senza tutela del luogo, dentro e intorno. Ecco quindi il progetto-miraggio (mission impossible e quindi sognabile) della balneabilità dei laghi. Settis ha messo in conto che Mantova ha conosciuto in tempi recenti un notevole sviluppo e consolidamento del sistema d'impresa, accompagnato da una straordinaria impennata della produttività e da una crescita dell'occupazione, ma anche da un significativo calo demografico. E quindi? «Dinamiche di crescita come queste - scrive il professore - possono ingenerare visioni culturalmente assai distanti del futuro della città». Settis ha l'esempio a portata di lago: Strada Cipata, che è ormai un classico. «A mio parere l'esempio appena addotto rende evidente quanto poco realistiche siano le concezioni di una sorta di "protezione in automatico" di Mantova - osserva il consulente del sindaco -. L'esperienza degli ultimi anni, con la continua erosione del tessuto urbano delle nostre città, ma anche del paesaggio e dell'ambiente, dimostra il contrario. Occorre una diffusa e costante opera di contenimento (quanto meno) dell'ormai inevitabile pressione speculativa». Per il direttore della Normale per questa "opera di contenimento" sono necessari tre situazioni: una coscienza diffusa fra i cittadini; l'impe-gno delle istituzioni di rispettare le regole; la presenza e la costante attenzione degli operatori della tutela. Il piano Settis insiste: conviene che una simile impresa non può essere limitata al solo territorio della città, indica l'area della Grande Mantova (spazio urbano di centomila abitanti) come il luogo dove «studiare e creare equilibrio fra le prospettive insediative da collocare (ri-collocare) senza turbare gli equilibri eco-ambientali e un ampio, necessario progetto di restauro del paesaggio che, se condotto con coraggio e rigore - auspica Settis - possa proporsi a modello per altre situazioni ed altre città». La dottrina del consulente nega due convinzioni radicate assai nel comune sentire: che i destini di Mantova siano di polpa e sangue solo artistico e storico; che nei secoli dei secoli il limite liquido della città sia un confine e un cuscinetto che garantiranno l'integrità dell'isolata-isola. Settis scova la "Vocazione insulare" della città dove vi sia una concezione globale della tutela. E chiude così il capitolo: «Questa esperienza potrebbe essere "modellizzabile". E di modelli come questi l'Italia (e non solo l'Italia) ha bisogno».