Il governo, nella veste del ministero per i Beni culturali, non ha Scabec fra i suoi interlocutori. La società mista regione Campania-privati, che dovrebbe assumere la gestione in global service (ossia dall'ingresso all'uscita, eventi speciali inclusi) dei siti archeologici campani, non potrà avere incarichi chiavi in mano. La convenzione che il ministero sta studiando, infatti, riguarda esclusivamente il ministero stesso e la Regione, e non l'ente misto pubblico-privato Scabec. Il sottosegretario Danielle Mazzonis, delegata dal ministro Rutelli, ha risposto ieri in commissione beni culturali della Camera dei deputati all'interrogazione del parlamentare Riccardo Villari sul caso Scabec. Pietra dello scandalo, e motivo dell'interrogazione, era stata una lettera del direttore regionale dei Beni culturali Stefano De Caro, indirizzata ai sovrintendenti, nella quale si comunicava, in sostanza, il passaggio alla gestione di Scabec a far data dal primo gennaio del 2007 di siti di proprietà statale. I sovrintendenti venivano invitati, infatti, a non espletare gare per appaltare i servizi. Ha agito di sua iniziativa De Caro, chiedeva Villari? Sono stati rispettati gli adempimenti di legge per passare a quella che si chiama gestione indiretta? Il codice Urbani del 2004, faceva notare il deputato, prevede una serie di passaggi - a cominciare dall'individuazione di una lista di siti bisognosi di forme valorizzanti di gestione - che non risultavano essere stati espletati. Fra i più importanti, una gara pubblica per l'assegnazione della gestione dei siti. Il sottosegretario Mazzonis ha risposto che il ministero sta effettivamente esaminando uno schema di convenzione, ma che gli interlocutori sono esclusivamente la Regione ed il ministero. Di Scabec nulla sappiamo, dice il governo all'organismo parlamentare. E la lettera del direttore regionale De Caro che è il braccio del ministro Rutelli in Campania? Il caso viene risolto dal sottosegretario declassandolo ad «equivoco»; equivoco dovuto, manco a dirlo, ai giornali che avrebbero erroneamente riferito la circostanza - verissima, per inciso - della lettera del rappresentante ministeriale ai suoi sottoposti per preannunciare la gestione Scabec. L'equivoco, ha spiegato Mazzonis, sarebbe stato chiarito dallo stesso De Caro, con una seconda lettera agli stessi destinatari nonché ai sindacati entrati in comprensibile apprensione per i lavoratori dipendenti, e quelli da stabilizzare, del settore. Villari da parte sua ha detto che apprezza «lo sforzo dell'esperienza Scabec, senz'altro utile per la valorizzazione di siti regionali e non statali. S'era creato un corto circuito che, ritengo, alla luce di quanto esposto, non c'è più. Un corto circuito che escludeva la concorrenza fra gli aspiranti alla gestione dei siti. Ne prendo atto e sollecito la preparazione di una lista dei siti da valorizzare. Evitando, per favore, di lanciarsi sulla polpa per puntare, invece, su quelle piccole e preziose realtà locali davvero bisognose di sostegno». c.gr.
Con la Scabec il governo non c'entra
Il governo ha affermato che la società mista Scabec non potrà avere incarichi chiavi in mano nella gestione dei siti archeologici campani. La convenzione in discussione riguarda solo il ministero e la Regione, non l'ente misto pubblico-privato Scabec. Il sottosegretario Danielle Mazzonis ha risposto all'interrogazione del parlamentare Riccardo Villari sul caso Scabec, affermando che il ministero sta esaminando uno schema di convenzione, ma che gli interlocutori sono esclusivamente la Regione e il ministero.
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