DUE GRANDI MOSTRE, IL VIAGGIO NELLANTICHITÀ E UNO DEI PROTAGONISTI DELLARTE MODERNA DONNE DEGITTO TUTTE DARK LADY la polemica Un interessante percorso tra 200 reperti Gli organizzatori prendono le distanze dallaltra rassegna sul tempo dei Faraoni allestita nelle stanze attigue e "gemellata" dallassessore Sgarbi in un unico biglietto Chiuse almeno per il momento - le polemiche sulla mostra, troppo frivola, del maquillage al tempo dei Faraoni, allestita nelle sale del Museo della Reggia, si apre oggi, nelle stanze di fronte, la grande esposizione dedicata alla figura della donna nellantico Egitto. Una rassegna di altro genere rispetto a quella dirimpetto con cui, lorganizzatore, la Fondazione DNArte, continua a dichiarare lestraneità di ogni gemellaggio e il disaccordo con lidea dellassessore Sgarbi di accorpare le due mostre in un unico biglietto. Detto questo, «Nefer» - con o senza trucchi - vale la visita. Intanto perché è la tipica, grande mostra sullEgitto, come non si vedeva a Milano da dieci anni, cioè del 1997, quando fu allestita la memorabile «Iside». E poi perché il percorso, che snocciola oltre 200 reperti, prestati da 22 musei italiani e stranieri, su 1250 metri quadrati di superficie, indaga un aspetto meno frequentato della vita femminile sulle rive del Nilo. Quello della donna è, in realtà, un pretesto per raccontare il volto di una società incredibilmente paritaria, dove il gentil sesso godeva degli stessi diritti (e doveri) attribuiti al sesso maschile. Di più. Sembra addirittura che la figura del Faraone non potesse sussistere senza una degna compagna, la cosiddetta Regina madre, garanzia di prosecuzione della specie, riconosciuta al pari di una divinità. Il suo ruolo emerge bene dalle immagini che la ritraggono, ora, nelle vesti di sposa fedele, che abbraccia il marito con dolcezza, ora in quella di dark lady, armata di scettro e ornata di copricapo a forma di avvoltoio. Come nel caso della regina Nefertari, pericolosa come una maledizione. O di Haschepsut, ritratta in una sfinge di granito nero, salita al trono (caso raro) come Faraona senza consorte, che si faceva rappresentare in versione virile, con la barba posticcia, e insegnò alla figlia a scrivere e a governare, decisa a lasciarle la corona e a istituire una dinastia in rosa. Purtroppo per lei un colpo di stato rovinò i suoi piani. Fra Antico e Nuovo Regno storie di questo tipo si susseguono in una sequenza strepitosa di opere, dipinte, scolpite, modellate nella creta, incise sui sarcofagi, persino affrescate allinterno di una tomba, in arrivo dal Museo Egizio di Torino e, per la prima volta, ricostruita in toto. Qui, a fare «da padrone», è la donna signora della casa, la cui effige scorre lungo i muri, accompagnata dagli oggetti della quotidianità. Donne diverse, insomma, a ciascuna delle quali è dedicata una delle dieci sezioni della mostra che si apre (con un allestimento un po teatrale) sulle divinità, prosegue con le sacerdotesse, attraversa i segreti della bellezza e si chiude con la maternità e loltretomba. In ogni capitolo troverete reperti spesso inediti, come i dodici sarcofagi muliebri emersi dai depositi di Torino, che colpiscono per i colori perfetti, vecchi di oltre 4mila anni. «Nefer. La donna nellantico Egitto» a cura di Elvira DAmicone e Elena Fontanella, fino al 9 aprile. Orari: lun 14.30-19.30 mart-dom 9.30-19.30 giov 9.30-22.30. Info 02-29010404. Ingresso 86 euro. Catalogo Federico Motta Editore.