ROMA «Demolire il brutto, anche se costruito 50 anni fa». Con questo slogan il ministro per i Beni culturali Giuliano Urbani ha presentato il disegno di legge quadro sulla qualità architettonica che, approvato ieri dal Consiglio dei ministri, dovrà essere votato in Parlamento. «Se demoliamo il brutto esistente facciamo un'opera buona insiste Urbani e se quel brutto lo sostituiamo con il bello facciamo due opere buone»! L'ETÀ NON CONTAUn esempio del brutto da demolire? «Il carcere di San Vittore a Milano risponde il ministro . È uno di quegli edifici che non meritano di essere tutelati e che potrebbero fare spazio a nuove costruzioni, progettate secondo criteri di qualità». La legislazione attuale prevede che possano essere tutelate solo le opere di architettura costruite da oltre 50 anni. Secondo Urbani l'età di un edificio non deve costituire garanzia: «Secondo me l'ospedale di Lecco, costruito alla fine degli anni 40, andrebbe demolito per costruire, sulla stessa area, il nuovo Politecnico». Urbani vorrebbe invertire una tendenza negativa: «Nel dopoguerra in Italia, tirando al risparmio, abbiamo costruito periferie orrende, mentre i nostri grandi architetti, da Piano a Gregotti, venivano utilizzati soprattutto all'estero. Con questa nuova legge vogliamo finanziare la progettazione di qualità e quindi, indirettamente, incoraggiare le amministrazioni a demolire e ricostruire». FINANZIARE I PROGETTI Il ddl prevede l'istituzione di un fondo per il finanziamento delle spese, cui possano attingere i soggetti pubblici che, pur non essendo obbligati a farlo, ricorrano allo strumento del concorso di idee o di progettazione. Il ministero per i Beni culturali e quello delle Infrastrutture e dei trasporti costituiranno una Fondazione per la qualità architettonica che rappresenterà per tutti i soggetti pubblici un centro di propulsione e consulenza. I due ministeri si impegnano a ricorrere ai concorsi di idee su tutte le opere di rilevante interesse architettonico. «Anche per il ponte di Messina spiega Urbani bisognerà fare una valutazione di tipo estetico e ambientale. Non si può decidere soltanto in base al criterio economico». La qualità architettonica, secondo il ministro, si ottiene tutelando anche le opere più recenti: «Dobbiamo certificare il bello con una specie di bollino di qualità». Per questo il ddl prevede una revisione delle procedure per la «dichiarazione di particolare valore artistico» già prevista dalla legge 6331941, con possibilità di elargire contributi per lavori di restauro ad opere realizzate anche da soli dieci anni. Molto soddisfatto per l'approvazione del ddl, il ministro delle Infrastrutture e trasporti, Pietro Lunardi. Entusiasta il presidente del Consiglio nazionale degli architetti; Raffaele Sirica: «Un traguardo storico». TANTO DA DEMOLIRE Intanto al ministero dei Beni culturali, Pio Baldi, a capo della Direzione architettura e arte contemporanea, stende la lista di tutto quello che «sarebbe bello demolire». «A Roma elenca l'architetto Baldi ci sono interi quartieri di residenza popolare che andrebbero distrutti, in zona Aurelia, alla Magliana, al Prenestino, al Casilino, al Tuscolano. Ma anche di edifici recenti, come il Terminal Ostiense, si potrebbe fare a meno. A Napoli le Vele di Secondigliano sono già in demolizione, ma ci sono altre periferie, a Marano, a Chiaiano, che dovrebbero fare la stessa fine. Nella provincia di Caserta, a Castel Volturno, due delle otto torri del Villaggio Coppola, sono già state abbattute, ma le altre resistono. Così come, sulla costa barese, resiste alla demolizione l'orribile saracinesca dei palazzi di Punta Perotti. Bisogna demolire le Concentrazioni industriali abbandonate, non soltanto Bagnoli in provincia di Napoli, ma le tante altre legate alla siderurgia. A Torino giustamente è stato salvato il Lingotto, ma si potrebbero demolire le altre fabbriche abbandonate». «La nuova legge non finanzia le demolizioni precisa Baldi ma fornisce incentivi a costruire meglio. Peccato, perché in Italia ci sarebbe tanto da distruggere, compresi certi viadotti che sorvolano coi loro piloni paesini incantati, come Villa Santa Maria in Abruzzo».