LA MOSTRA «Libera Chiesa in libero Stato», sentenziava Camillo Benso di Cavour allindomani dellUnità dItalia, per sottolineare la necessità di una suddivisione di ruoli e poteri mirata al rafforzamento di una entità giuridica, sociale ed economica nuova di zecca. Da questo assunto discende una serie di conseguenze legate al passaggio dei beni ecclesiastici allo Stato: fatto che comporta, concretamente, uno spostamento dellasse economico legato alla Chiesa, che va dalla gestione dei grandi possedimenti fino alle più piccole realtà create per le fasce sociali meno abbienti o popolari. Vengono così promulgate nuove leggi per dismettere le istituzioni dei vecchi Stati preunitari, raccordare comunità e territori, unificata la moneta e scritti nuovi codici. Tra il 1866 e il 1867 si procede allincanto dei terreni demaniali dellex Regno Borbonico e dei beni ecclesiastici, con una vendita ideata al fine di sanare il bilancio pubblico, e che in realtà non riuscì a risanare il deficit. Sempre di questi anni è la Legge delle Guarentigie, eccezione alla regola che consentì alla Chiesa il possesso dei palazzi del Vaticano, del Laterano e della villa di Castel Gandolfo, considerati beni inalienabili. Il Regno, adesso unito, assume su di sé il debito pubblico dei vecchi Stati, guardando con particolare apprensione alla situazione del Sud, tra miserie, brigantaggio e violenti moti popolari come ad esempio la rivolta di Palermo del 1866. Il reticolo di fili che tessevano i complicati rapporti tra Stato e Chiesa, in particolare al Sud, è adesso oggetto della mostra "Italia 1866. Possesso e Incanto. Libera Chiesa in libero Stato", allestita allArchivio storico comunale di via Maqueda 157 (a cura di Aurelio Rigoli, fino al 6 febbraio, da lunedì a sabato dalle 9 alle 18,30, ingresso libero; promossa dal Centro Internazionale di Etnostoria, Comitato nazionale per la documentazione delle Confraternite del XIX secolo e dallassessorato alla Cultura di Palermo). La mostra mette in particolare rilievo il delicato e importante ruolo delle confraternite come mediatrici di fondamentale importanza per la religiosità popolare; specie nellIsola, le confraternite divengono un centro dinteressi comuni, legate non solo alla sfera religiosa, ma più in genere al senso sociale e di aggregazione, articolato su vari e differenti livelli. Si pensi ad esempio al fatto che la prima ondata di emigrazione verso lAmerica vede larrivo, insieme ai siciliani doltreoceano, delle «vare» con i santi, per perpetuare lantica tradizione, che diviene anche fuori dal luogo dorigine motivo di immediato riconoscimento e orgoglio identitario. A New York o in Australia, sfilano Addolorate, Santi e Gesù incoronati di spine portati a spalla, come tra le vie dei paesi e delle città dorigine. Questa esposizione propone un allestimento - curato dallarchitetto Antonio Di Lorenzo - che molto punta sullimpatto scenografico, con una serie di «teatrini» realizzati da «pincisanti» - ovvero da quei pittori popolari che attingendo alliconografia sacra dei maestri che realizzavano le loro opere nelle chiese le tenevano a modello rielaborandole in modo più semplificato - che si stagliano sulle pareti della sala Damiani Almeyda, luogo certamente tra i più suggestivi della città. Anche lArchivio ha una forte relazione con la mostra, perché il luogo non è altro che lex convento di San Nicolò di Tolentino, anche questo passato allo Stato dopo lUnità. Insieme alle pitture - le «cappelle devote» di proprietà di alcune confraternite, realizzate su carta da imballaggio - nelle teche è possibile vedere una serie di documenti sulla trasposizione dei beni ecclesiastici allo Stato, come ad esempio atti di vendita, statuti e francobolli. Insieme ai documenti sono esposti oggetti di culto. Di particolare rilievo è la croce lignea seicentesca proveniente dal monte Athos, realizzata da artigiano anonimo su legno di bosso e con cornice dargento, finemente scolpita in minuscoli e raffinati «teatrini» che raccontano storie sacre legate alla vita di Cristo, dallAnnunciazione alla Crocifissione. La croce è conservata nella chiesa di Santa Maria di tutte le Grazie di Mezzojuso. Nella Sala Pollaci in mostra documenti, planimetrie e immagini sacre, una selezione di abiti indossati dai Confrati durante le processioni e infine una serie di immagini fotografiche di processioni siciliane. Sono esposte anche le cosiddette «leggi eversive dellasse eccelsiastico», specie la normativa degli anni 1866-67, ma anche i documenti di molti archivi di Stato siciliani. «Lesposizione - dice Aurelio Rigoli - è il risultato di tre anni di ricerca e della schedatura di 25 mila confraternite, per comprendere il ruolo di queste particolari realtà, inizialmente formatesi intorno al sacro e poi sempre più presenti e incisive nel sociale, con notevole rilievo economico». La divisione del potere tra Stato e Chiesa, così, non farà altro che rafforzare il ruolo delle confraternite, attestandosi sempre di più ad ineludibile raccordo tra la dimensione del sacro e quella della realtà tangibile.