Il pallone, sempre pronto a farti girare la testa. E il David che, con la sua bellezza raffinata, la testa te la fa girare da cinque secoli. Per questo, forse, il ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani vive i giorni più roventi della sua estate. Martedì il sì alla pulitura del capolavoro più famoso del Rinascimento. Ieri si è addentrato nella nebulosa del pallone. Quanto prima, dal professor James Beck, 73 anni, docente alla Colombia University di New York, presidente di Artwacht International, riceverà una lettera aperta, una «supplica»: con altri 50 studiosi ed esperti d'arte, si dice «seriamente preoccupato» per l'intervento prossimo venturo sulla statua, soprattutto per il metodo di pulitura scelto. «Strong» e non «soft», come si augurava. «Eppoi, la pulitura non appariva necessaria». Al ministro: «In questa vicenda, siamo tornati al punto di partenza della controversia, tra un trattamento ad acqua uno a secco, oppure lasciare il David com'è. Con questo rovello in testa, alla ricerca di un compromesso, in uno spirito di totale trasparenza intellettuale, e per rassicurare il mondo sul livello del restauro italiano, sempre all'avanguardia. La imploro insieme con il soprintendente, amico Antonio Paolucci, di creare una commissione per un riesame di tutta la questione. Il suggerimento è che i 4 o 5 membri di tale commissione potrebbero essere scelti fina i premi Nobel italiani e i giudici della corte di Cassazione». Professor Beck, che cosa teme? «Che vengano usati solventi: sono convinto che non possano fare il lavoro senza, perché, probabilmente, l'intervento non servirebbe a nulla: e i solventi sono sostanze chimiche. Anche se dicono che l'intervento sarà soft, il sistema appare radicale. Per questo speriamo in una commissione al massimo livello per valutare tutte le condizioni». Ma che cosa può sapere sulla conservazione o sul restauro un premio Nobel o un magistrato di cassazione? «Lo so anch'io che non sono tecnici. Ma neppure un giudice è necessariamente esperto della materia, quando ha un caso di omicidio su cui lavorare ma lui è lì per valutare il tutto. Allora, l'Opificio delle Pietre Dure, responsabile dell'intervento, può presentare le opinioni a questo gruppo di persone le quali, essendo menti del massimo livello, possono pesare gli argomenti e dare un consiglio. In questo modo il mondo sarà tranquillizzato, sapendo che è stato fatto veramente tutto il possibile per il migliore trattamento da usare per il David». Per intenderci, si parla di una commissione che sarebbe poi appoggiata da un gruppo di tecnici? «Sì, come accade per un giudice: quando questi non conosce il problema, si avvale di consulenti. Ma il fatto importante è che i commissari non avrebbero interessi nel lavoro di restauro, nel business sarebbero cioè fuori dall'ambiente». Come è importante la salute della statua? «Esiste un po' di ambiguità sulle sue condizioni: Paolucci nega che ci siano problemi, gli altri più o meno dicono che c'è un certo tipo di problema del gesso, senza però chiarire quanto ci sia di pericolo e dove». Come ha trovato il David l'ultima volta che l'ha visto? «È stato otto mesi fa, la condizione visuale era ottima, come se qualcuno guardasse me, un vecchio: da lontano magari appaio abbastanza sano, ma se uno si avvicina, col microscopio, vede tutte le magagne. In ogni modo questa è una cosa normale, dell'età». D'accordo, il David. Però l'accusano di preoccuparsi solo dei monumenti che «fanno notizia»; hanno ragione? «Lo so. Ma se parlo, per esempio, della chiesina di Montalcino, di certo la notizia non vien messa sul giornale. Detto ciò, vorrei vedere se gli sponsor, come Sting e Mel Gibson, pagherebbero per il restauro di una piccola chiesa in campagna. Io spero di sì, ma ho i miei dubbi». C'è chi dice che uno straniero... «Io sono commendatore della Repubblica Italiana, sono tutto per l'Italia. Secondo me, in questo dibattito, questa maniera autoritaria di affrontare le cose e chiudere al resto del mondo, è un errore: lo è per Firenze, che ha milioni di visitatori da tutto il mondo, centinaia se non migliaia di studenti da tutto il mondo che vi studiano. E' un punto di vista troppo ristretto, e sbagliato. In ogni modo ricordiamone anche un altro, condiviso da molti: il David sì è di Firenze, sì è dell'Italia ma, in un certo senso, è anche proprietà del mondo». Ed è sempre pronto a farti girare la testa, come il pallone.
Risparmiate i solventi per pulire il David
Il ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani sta per decidere se pulire il David di Michelangelo. Il professor James Beck, docente alla Columbia University di New York, si è espresso contro l'intervento, affermando che i solventi chimici non sono necessari e potrebbero danneggiare la statua. Beck ha chiesto la creazione di una commissione di esperti, compresi premi Nobel e magistrati della corte di Cassazione, per valutare le condizioni del David e dare un consiglio. Il professor Beck è preoccupato per l'intervento prossimo venturo sulla statua, soprattutto per il metodo di pulitura scelto.
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