Palla al centro e partita interamente da giocare. A Venezia per la gestione di Punta della Dogana, nuovo spazio museale che vedeva due concorrenti, gli americani della Fondazione Guggenheim e i francesi di Palazzo Grassi versione François Pinault, non ci sono vinti ma due vincitori. Il comitato tecnico scientifico voluto dal sindaco Massimo Cacciari, presieduto da Achille Bonito Oliva, con Carlo Magnani, rettore dello Iuav, e Giuseppina Dal Canton di Ca Foscari, ha assegnato lo stesso punteggio alle due istituzioni, una considerata vicina al primo cittadino (Pinault), laltra alla Regione Veneto. Hanno ottenuto 95 punti ciascuno (il massimo era 100). Forse la soluzione sarà la cogestione, Punta della Dogana sede di un Centro per larte contemporanea sotto legida di una Fondazione comunale. Insomma Guggenheim e Pinault uniti nella lotta in nome dellarte. Ma questo finale è ancora da scrivere, anche se è quello che auspica il comitato che doveva valutare progetti e sinergie con altre istituzioni della città (10 punti), qualità della collezione (50 punti), capacità a livello internazionale dellarchitetto proposto per la ristrutturazione dellarea (40 punti), Zaha Hadid dal Guggenheim, Tadao Ando da Palazzo Grassi. Dopo la presentazione delle domande cera stato un supplemento di istruzione. A entrambi, spiega Bonito Oliva, era stata chiesta «non la descrizione di una collezione virtuale, ma una proposta reale, capace di documentare larte internazionale dagli anni Cinquanta ad oggi, con una quota di arte italiana». Testimonia Bonito Oliva: «Alla fine hanno avuto lo stesso punteggio. Entrambi i progetti hanno espresso il massimo. E le due collezioni sembrano complementari. Per il periodo che va dagli anni Sessanta agli anni Ottanta la Guggenheim ha opere campione: da Morris a Judd, i minimalisti della collezione Panza, Cucchi, Paladino, Vedova... Pinault è più legato agli ultimi ventanni: Bill Viola, Jeff Koons, Cattelan, Jeff Wall, Kentridge...». Aggiunge: «Abbiamo fatto attenzione. Noi non volevamo la nascita di una dépendance di Palazzo Grassi o di Palazzo Venier dei Leoni, ma indicare il ruolo di questo spazio in una città che ha unattività artistica continua. A nostro giudizio deve nascere un Centro darte contemporanea polivalente, multimediale, transnazionale, multiculturale, capace di documentare la contemporaneità contemporanea. Deve essere rapportato alla storia dellarte. Da questo la necessità di una collezione». E ora cosa accadrà? «Auspichiamo un dialogo Europa-Usa, tra Pinault e Guggenheim, unintegrazione, un porto franco per larte. Proponiamo un nuovo modello, magari da attuare attraverso una fondazione, con una gestione alternata a tempo determinato. Tre anni ciascuno?». Tutti, Cacciari compreso, sembrano soddisfatti. Ora cominciano le riunioni a New York e a Parigi. Ma chissà come finirà.