Dodici anni di vita sono ormai l'occasione di un bilancio, che pone domande per il futuro. La Fondazione Prada, nata nel 1995, è un'istituzione milanese che ha prodotto molto per l'arte contemporanea, per un universo tutto sommato ancora elitario, poco divulgato, scarsamente "popolare". Tema che il direttore Germano Celant ha posto in prima linea presentando i prossimi appuntamenti: cioè come "mostrare" in via permanente quelle opere, quelle installazioni che hanno rappresentato l'ossatura nell'attività della Fondazione, apparse nel corso di relativamente brevi mostre, opere che sono di alcuni dei più rilevanti artisti contemporanei, da Giulio Paolini a Tom Sachs, da Laurie Andersen a Cartsten Holler. Opere spesso di grandi dimensioni, persino di difficile manutenzione. Problema che dovrebbe essere all'ordine del giorno in una città come Milano, che vorrebbe presentarsi anticipatrice di scelte culturali e che dovrebbe in ogni modo promuovere novità e creatività, e che Celant ha sollevato, rivendicando l'originalità del percorso seguito dalla fondazione ed enunciando i prossimi appuntamenti, n primo, a Milano, dal primo al quattro febbraio, è con la rassegna "Storia segreta del cinema russo", curata da Marco Muller, in uno spazio della fondazione ridisegnato da Rem Koolhaas. Diciotto film, censurati o dimenticati in patria, tutti di genere musicale (compreso "Ceriomuki", musicato da Shostakovich). Seguirà ad aprile, ancora a Milano, una mostra di Tobias Rehberger, singolare "costruzione" che utilizza materiali di base del cinema, affidando 0 "montaggio" alla creatività del visitatore. Infine a giugno, alla Fondazione Cirri di Venezia, una mostra di Thomas Demand, che fotografa spazi reali (di particolare intensità drammatica, come il bunker di Hithler a Berlino), ricostruiti però con semplice cartoncino, in scala, nel rispetto dell'originale.