Da ieri mattina maestranze impegnate nella realizzazione di una «protezione» provvisoria NOTO. Interventi urgenti e provvisori per salvaguardare i mosaici della villa romana di età tardo-imperiale, il caseggiato che sorge in contrada Caddeddi lungo la strada che da Noto porta a Pachino. A disporre la realizzazione di una grande copertura (in telaio e tubi innocenti rivestita di ondulino), necessaria per proteggere le tessere pavimentali del IV secolo dopo Cristo, è stata la Soprintendenza ai Beni culturali di Siracusa. Un intervento pensato nella tarda giornata di lunedì, subito dopo essersi resi conto dei danni provocati dallo smottamento del supporto in metallo, quel grande rivestimento esterno del padiglione della zona nord, opera realizzata non più tardi di tre anni fa e posta proprio a protezione della villa romana. Dieci gli operai impegnati nel cantiere che da ieri mattina stanno elevando la nuova copertura. Maestranze che lavorano sotto lo sguardo attento di tecnici ed esperti, anche perché gli interventi si stanno eseguendo a un passo dalle macerie provocate dallo smottamento e con la zona posta sotto sequestro probatorio. Un atto necessario in quanto si dovranno stabilire le cause che hanno determinato lo scivolamento della grande copertura (oltre 220 metri quadrati coibentata e cementata, rivestita con mattoni) che, staccandosi dal supporto in metallo, ha finito la sua corsa sopra i ruderi, senza tuttavia causare danni ai mosaici. Sulla vicenda si registrano numerosi interventi. «La magistratura farà il suo lavoro, quello che è certo è che la Provincia non dovrà pagare nulla. Sarà a carico dell'impresa che ha realizzato i lavori», ha detto il presidente dell'Ente di via Malta Bruno Marziano. Esprime "amarezza", invece, l'assessore provinciale Barbara Fronterrè "per il grave crollo avvenuto nella villa" e chiede "che sia sottoposto a verifica tutto il complesso delle opere eseguite e, dunque, anche il restauro dei mosaici" invocando l'estensione delle indagini della Procura ed una "perizia" proprio sulle "tessere". «Provo grande sconcerto e una fortissima delusione per l'implosione della costruzione a protezione del prestigioso sito archeologico». Con queste parole il deputato nazionale di An Nicola Bono ha commentato lo smottamento della struttura posta a protezione delle opere artistiche netine. «Un fatto di inaudita gravita che comporta ha detto - l'assoluta necessità di individuare tutte le responsabilità che hanno determinato l'incredibile incidente». Ma c'è intanto chi chiede di accertare se i mosaici abbiano subito danni, mentre il responsabile dipartimento dei Beni culturali di An, Fabio Granata, sollecita l'immediato "rientro" dei mosaici a Noto. «Durante i sei mesi di esposizione a Noto, nella chiesa di San Domenico - ha detto Granata - i mosaici furono visti da più di 90 mila persone. Sono favorevole all'esposizione in città, di ritorno in contrada Caddeddi se ne parlerà quando tutti avranno le idee più chiare». Una proposta che ha trovato il consenso del sindaco Corrado Valvo. «Siamo disponibili a trovare un idoneo ambiente per ospitare i mosaici. Occorre però che sulla vicenda si faccia fronte comune. È necessario che vengano rimossi tutti gli steccati politici. Non dimentichiamo che ci è andata veramente bene». Il presidente del Circolo Legambiente di Noto Sebastiano Tiberio: «Piove sul bagnato, quando non cadono le cupole scivolano i tetti. Per i mosaici prima sono spuntate le foto che sollevavano pesanti dubbi sul loro stato di conservazione, dubbi che non sono stati ancora dissolti, ora è arrivato il crollo del tetto. E pensare che già si parlava di inaugurazione».