CAGLIARI. Su Tuvixeddu, il colle dell'antica necropoli punico-romana, situazione di stallo. I lavori della commissione regionale al Paesaggio, che si è riunita ieri mattina, sono stati rimandati a lunedì prossimo. E il comitato di vigilanza per l'attuazione dell'accordo di programma sulla lottizzazione integrata su Tuvixeddu-Tuvumannu, ha preso atto della «situazione di crisi» che si è creata. Intanto i lavori su tutta l'area restano bloccati, parco e sito archeologico compresi, ha precisato Franco Sardi (presidente della commissione Paesaggio), in quanto l'organismo regionale, istituito sulla base del codice Urbani, deve intervenire su un problema paesaggistico non archeologico. «E spessoha spiegato Sardi si fa confusione su questi due piani. Per questo noi faremo una proposta unica sull'area nel suo complesso, che va da via Is Mirrionis a Sant'Avendrace a via is Maglias». Per il momento la commissione sta esaminando le carte a sua disposizione (studi, topografie, normative). «Noi siamo consapevoli ha continuato Sardi che ogni giorno che passa si rovina il bene e che quindi occorre la massima ce-lerità. Inoltre vi sono dei termini di legge che vanno rispettati visto che al sessantesimo giorno si perde il potere di formulare proposte. Inoltre sappiamo che vi sono cantieri chiusi e lavoratori fermi». Da qui la volontà di andare spediti, ma con rigore e sapendo che si procederà alla proposta di tutela per un intero ambito territoriale. Ipotesi che andrà fatta anche con motivazioni e prescrizioni, nel prossimo incontro della commissione è previsto per lunedì mattina alle 10. Nello stesso giorno, alle 15, vi sarà un sopralluogo a Tuvixeddu e alle 17 un incontro col Comune, «come previsto a termine di legge», ha chiarito Sardi. Ma non è detto che entro lunedì si possa avere la proposta unica a cui si è accennato. In parallelo sia la sovrintendenza ai Beni archeologici, che le imprese interessate ad altri lavori (come l'Ecosabina che ha vinto l'appalto indetto dal Comune per il parco) chiedono di poter riprendere ad operare. La società che cura la predisposizione dell'area protetta ha precisato che se non potrà riaprire il cantiere in tempi rapidi sarà costretta a licenziare. Stesso discorso ha fatto la Coimpresa che, l'altro ieri ha incontrato i sindacati confederali, a cui ha ribadito che deve esserci uno sblocco della situazione, altrimenti gli operai non potranno essere tenuti. Nell'incontro della commissione di vigilanza sull'accordo di programma, che si è svolto nella stessa ora di quello regionale, ma in Municipio in quanto indetto dal sindaco Emilio Floris (sulla base di una clausola presente nell'accordo), era presente anche la Regione tramite gli assessori Carlo Marinoni (come interini alla Pubblica istruzione) e Gian Valerio Sanna (Urbanistica ed enti locali). Questi ultimi hanno chiesto di posporre le attività di vigilanza alle risultanze della commissione al Paesaggio. Ma gli altri partecipanti hanno respinto la proposta. I privati interessati (oltre a Gualtiero Cualbu e Giuseppe Piras per la Coimpresa, c'erano Rosanna e Maria Bonaria Sotgiu e Annamaria Mulas, titolari di parte dei terreni e di alcune opere di minor cubatura), il sindaco Emilio Floris e l'assessore comunale Gianni Campus (Urbanistica) hanno sottolineato che l'accordo di programma ha valore civilistico e va rispettato, e che la tutela archeologica e del paesaggio è presente in tutto il progetto siglato nel 1999 e ratificato dalla Regione nel 2000. Da precisare che i privati erano accompagnati dai loro legali. Infatti, ha affermato l'assessore Campus, il documento del 1999 ha implicazioni pubbliche e privatisti-che: di pianificazione del territorio e di contratto con terzi. In questo senso l'amministrazione comunale ha interesse acché si trovi un accordo non solo perché crede nel progetto (anche se non «figlio» di questa Giunta) ma anche in quanto, altrimenti, dovrà pagare penali sostanziose al privato visto che 38 dei 48 ettari dell'area (che comprende un parco, da un lato, e una lottizzazione di quasi 273mila metri cubi, dall'altro) sono già stati ceduti al Comune. E anche la Regione ha interesse a un accordo perché, se dovesse operare l'esproprio (ipotesi possibile a seconda delle risultanze della commissione al Paesaggio), questo avrebbe un costo dell'ordine di alcune centinaia di milioni di euro. Da parte sua Cualbu (titolare della Minoter, di cui fa parte la Coimpresa) ha dichiarato che «ci aspettavamo un chiarimento da parte della Regione. Sia noi che il Comune siamo rimasti molto sorpresi nel constatare che i rappresentanti del governo della Sardegna non hanno espresso alcuna ipotesi di soluzione alla delicata situazione venutasi a creare a seguito delle azioni intraprese dalla Regione. Noi privati e il Comune ci siamo trovati d'accordo nel rispettare i patti sottoscritti e di procedere, dunque, nel pieno rispetto della legge», il che significa sarà rispettato il blocco dei lavori. Oggi, intanto, manifestazione del Comitato per la difesa di Castello alle 10 in piazza Indipendenza «in difesa del patrimonio culturale della città». E domenica prossima visita guidata a Tuvixeddu, promossa da Legambiente, dal lato di Sant'Avendrace.