Il Settis Day è arrivato, finalmente. Stamattina il direttore della Normale di Pisa e presidente del consiglio superiore del ministero dei beni culturali, presenta il suo piano di riforma delle politiche culturali di Mantova. Voluto da Fiorenza Brioni come timoniere della nuova rotta, Settis dal marzo scorso è consulente del sindaco e, in pectore, presidente del comitato scientifico del Centro Te. L'appuntamento è alle 9.30 nella sala consiliare del municipio, via Roma. L'invito ha raggiunto tutta la comunità degli intellettuali. E non c'è stato verso di avere o vedere il piano. Il sindaco ha dato ordine che dagli uffici non uscisse uno spillo. Ogni tentativo rimbalza. Il piano sarà distribuito solo e soltanto stamattina agli invitati. Che si prevedono tanti e assai motivati: rappresentanti di istituti, enti, associazioni, strutture, operatori, uomini e donne di cultura. Mantova città d'arte siederà nel posto ligneo e bruno dove di norma la politica si confronta e la città si governa. A conti fatti sarà modesto il tempo nel quale gli invitati avranno modo di leggere, analizzare, sottolineare i contenuti del piano, e quindi accendere un dibattito. Dopo il saluto del sindaco, Settis illustrerà le linee del suo elaborato e quindi potrebbe aprirsi un confronto che - ci fanno sapere dal municipio - proprio per la tempistica non è escluso venga rinviato a data da destinarsi. Settis, insieme agli amministratori, nel pomeriggio sarà impegnato nella cerimonia di consegna del Premio Zeri, al Bibiena. "Un progetto per Mantova" è il titolo del lavoro del direttore della Normale, che è diviso in due grandi capitoli: il primo analizza Mantova, le strutture, le vocazioni, le interazioni culturali, oggi; il secondo delinea la Mantova culturale riformata secondo l'ottica di Settis, domani. Una città-sistema unificata; una dinamica unitaria di promozione delle "specialità", i punti di forza. Questa parte contiene anche soluzioni concrete e programmi d'attività? In via Roma dicono che il capitolo delle prospettive indica linee generali. Conosciamo comunque l'indice del piano. Le tematiche affrontate sono otto, se si esclude la premessa. Il "caso Mantova", percezioni e potenzialità, è seguito dalla riflessione su come si presenta la città: siti web. Di seguito Settis si è occupato dell'articolazione delle istituzioni culturali e di seguito ha ordinato i primi elementi di valutazione. "Quale progetto per Mantova?" è la sezione che apre il capitolo della progettualità, che previene una proposta operativa per fasi: le strutture. Infine Settis articola un'altra linea operativa, ma sui progetti, e quindi si occupa di "problemi di implementazio-ne e di comunicazione". Sono una settantina le pagine del piano che soltanto stamattina comincerà a circolare con un obiettivo virtuoso, già precisato da Settis e ribadito dal sindaco: l'elaborato è "dibattibile" cioè malleabile alle integrazioni, ai contributi, alle modifiche, ai miglioramenti. L'amministrazione comunale infatti prevede un dibattito in più fasi che approderà alla stesura definitiva, par di capire collegiale, dunque estremamente condivisa. Lo stesso Settis - che a dicembre prevedeva questo iter a fine 2006 - è interessato a un dibattito corale: «Perché se i progetti non sono condivisi non funzionano». Il direttore della Normale aveva affermato che «l'obiettivo della riforma del sistema culturale è creare una "linea Mantova", riconoscibile per la grande qualità». Risale al 22 settembre 2005 il primo incontro fra il rettore e la Brioni, a Pisa. E avvenne il 22 ottobre successivo il primo summit del professore con i rappresentanti delle realtà culturali, nella sede del Centro Te. «Mantova per la cultura è un caso particolare ed esemplare. Ma lasciate-mici pensare», affermò Settis chiudendo le consultazioni e dicendo arrivederci al sindaco. Consultazioni ad ampio raggio, con Benetti del Museo della Città, Luca Nicolini del Festivaletteratura, Giovanni Pasetti della Fondazione Mantova Capitale Europea dello Spettacolo, Annamaria Mortari dell'Arcnivio storico comunale, Cesare Guerra del Baratta e della Teresiana, Daniela Ferrari dell'Archivio di Stato, Giuseppe Pacchioni della Fondazione Università, Maurizio Bertolotti dell'Istituto di storia contemporanea, Rodolfo Signorini per l'Accademia Virgiliana e Palazzo d'Arco, Giancarlo Manzoli per il Museo Diocesano, Ugo Bazzotti direttore del Te ed Enrico Voceri, presidente del Centro internazionale. Stamattina l'adunanza si replica, assolutamente più larga, composita e rappresentativa. Nel primo pomeriggio, dopo la conclusione dell'incontro sul piano e in vista del Premio Zeri al Bibiena, Settis vedrà il mosaico romano scoperto in piazza Sordello, l'Archivio di Stato e la Biblioteca Teresiana. È la guida in pectore del Centro Te «Sì, il professore ha dichiarato la sua disponibilità a collaborare con Mantova. Metterà a disposizione le sue competenze e il suo sapere per consolidare e valorizzare i rapporti nazionali e internazionali», aveva annunciato il sindaco Fiorenza Brioni il 1 marzo 2006 in municipio dopo che il professor Salvatore Settis aveva sciolto la riserva e detto sì alla proposta di collaborazione con Mantova. I contatti prima informali e poi diretti con il direttore della Normale di Pisa datavano dal settembre del 2005. Il primo cittadino undici mesi fa aggiunse che «con Settis la nostra città tornerà a confermarsi un laboratorio di produzione e pensiero». Chiedemmo al sindaco quale ruolo preciso immaginava per il direttore della Normale. La Brioni spiegò che «la funzione sarebbe stata precisata». Presidente del comitato scientifico del Centro internazionale d'arte e cultura di Palazzo Te? Il sindaco rispose genericamente: «Anche il Te. È quello il luogo propulsivo. È lì che deve avere sede il coordinamento di sistema». Nel commentare i contenuti dell'incontro del 1 marzo dell'anno scorso Fiorenza Brioni parlò di "sistema da consolidare". Tanta voglia di dimensione unitaria La "dimensione unitaria" di Mantova - quella che Salvatore Settis ha promesso di individuare e proporre nel progetto che il sindaco Fiorenza Brioni gli ha commissionato - è il riordino di ciò che già la città ha, è, e fa. In un'intervista rilasciata al nostro giornale il 29 agosto, durante una visita al Palazzo del Podestà, il professore anticipò: «Posso comunque dire che il lavoro avrà un carattere fortemente unitario», e fece un sintetico elenco delle cose che a Mantova vanno bene: «Va benissimo l'autocoscienza forte di questa città, l'alta densità di presenze e proposte culturali». E i limiti di Mantova? «Vedo una certa dispersione di iniziative, noto dislivelli nelle proposte. Credo che a Mantova, a differenza delle grandi e grandissime città, è possibile realizzare una dimensione unitaria dell'offerta culturale». Gli chiedemmo anche se preferiva Mantova al ministero dei beni culturali, quando ancora non era stato nominato presidente del Consiglio superiore. Rispose: «lo amo Palazzo Te. Ma è vero che sto attendendo indicazioni per un impegno nel Consiglio superiore dei beni culturali, a Roma. In ogni caso l'impegno con Mantova è una priorità che io non intendo abbandonare».