VENEZIA Parità. Parità assoluta, per i due concorrenti al progetto museale di Punta della Dogana: Palazzo Grassi (con il magnate francese del lusso, François Pinault) e la Fondazione Guggenheim. Novantacinque punti per entrambi; 5 sotto l'ottimo (100) della valu-tazione, Ciò che colpisce è l'identicità perfino del dato disaggregato. Quaranta punti per gli autori del progetto (il giapponese Tandao Andò e l'iraniana Zana Hadid, famosi entrambi, opposti nello stile), 10 per la gestione, 45 per la qualità e la ricchezza della collezione delle opere. È davvero strano che la commissione tecnica, presieduta dallo storico dell'arte Achille Bonito Oliva, non abbia espresso una pur minima disparità nelle preferenze accordate alle tre «voci» che costituivano il quesito previsto dalla delibera del Comune di Venezia. VERDETTO Tant'è. Così è il verdetto, annunciato ufficialmente ieri a Ca' Farsetti, e dunque si ricomincia quasi da capo. «Nonostante il pareggio, i nostri approfondimenti serviranno da traccia per le prossime tappe della gara puntualiz-za Carlo Magnani, rettore dello Iuav, membro della Commissione . Quello di Punta della Dogana non è un progetto facile da realizzare, sia per la struttura architettonica del sito che per limiti degli spazi utilizzabili, 2.500 metri quadri». Ma adesso che succede? Di fatto la palla ripassa all'Amministrazione comunale. Che, in prima istanza, tenterà una mediazione tra Palazzo Grassi e Guggenheim, invitando i due concorrenti nientemeno che a unire le forze, con l'obiettivo di accordarsi per una gestione comune del progetto. È il dichiarato auspicio (o l'utopia?) di Achille Bonito Oliva. «A volte spiega certe situazioni complicate sviluppano sinergie impensabili». E getta acqua sul fuoco quando gli si fa notare che la questione di Punta della Dogana non è soltanto artisticoarchitettonica, ma anche politica. Che gli avversari diventino amici e collaboratori pare, infatti, irrealistico, se si tiene conto di un retroscena non trascurabile: la Fondazione Guggenheim (che già in passato dimostrò interesse per la stessa operazione, poi tramontata) entra in scena, con l'intento di contrastare Pinault in pista come l'unico e il favorito nell'aggiudicarsi Punta della Dogana, spinta e sostenuta dalla Regione Veneto. In parole povere, dietro i contendenti affiorano le figure del sindaco di Venezia, Massimo Cacciali (indicato come sponsor dell'imprenditore francese), e del governatore berlusconiano Giancarlo Galan. L'IDEA Ma a Bonito Oliva preme illustrare qual è l'idea artistico-culturale di Punta della Dogana, a prescindere da come andrà a finire la partita. Usa espressioni come «contemporaneità contemporanea coniugata alla storia dell'arte» e ipotizza la realizzazione di un Centro multiculturale trasnazionale. Dinamico, e di appeal per i giovani. Osserva, inoltre, che la bontà della sinergia auspicata Palazzo Grassi e Guggenheim si fonda sulla comple-mentarietà del patrimonio artistico dei concorrenti. «Guggenheim ha il suo punto di forza nella collezione di opere che storicamente si collocano tra gli anni Sessanta e Ottanta. Pinault dagli Ottanta in poi», dice. REAZIONI II sindaco Cacciari, assente da Venezia, delega l'assessore Mara Ru-miz a rappresentarlo nell'incontro-stampa. Affida, tuttavia, a un comunicato il suo commento al verdetto. «Ora si tratteràscrive tra l'altro , in base alla delibera del Consiglio comunale, di valutare nel dettaglio la disponibilità economica per la realizzazione del progetto complessivo di restauro dell'edificio, la consistenza della collezione permanente (poiché Punta della Dogana non potrà essere sede soltanto di esposizioni temporanee), l'apertura al Comune nella programmazione culturale del Centro». E vinca il migliore. Le reazioni dei due competitori? Soddisfatta e, a quanto sembra, disponibile a continuare la sfida, la Fondazione Guggenheim; attendista, Palazzo Grassi. «Comunicheremo più avanti le nostre modalità di partecipazione alla consultazione», fa sapere il direttore Jean-Jacques Aillagon.