La «sirena» suona per il Palatino. Gran consulto ieri intorno al capezzale del colle, perla dell'archeologia romana. Il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli vara un programma d'interventi urgenti: stanziati per il 2007 i primi 7 milioni di euro. L'hanno chiamata giornata di studi, ma forse assomigliava di più a un check-up sanitario. Nel mirino di studiosi, archeologi famosi, esperti della sovrintendenza e responsabili politici è stato ieri il Palatino, l'illustre colle malato su cui è nata e si è sviluppata Roma. Al gran consulto, organizzato a Palazzo Massimo dal sovrintendente Angelo Bottini, c'era il fior fiore degli «scavatori» e degli accademici delle istituzioni straniere a Roma, da Michel Gras dell'Ecole francaise a Henner von Hesberg del Deutsches Archaologisches Institut, a Ricardo Mar e Ricardo Olmos Rivera dell'Eseuela Espanda de Historia y Arqueologia en Roma, a Kai Sandberg dell'Institutum Romanum Finlandiae (elogiato dal ministro per l'uso del latino) e Archer Martin dell'American Academy. Con loro, oltre ai «titolari» del colle come le archeologhe Irene Iacopi e Maria Antonietta Tornei, anche i tre principali indagatori delle sue viscere e segreti, gli archeologi Andrea Carandini, Clementina Panella e Patrizio Pensabene autori dei più importanti ritrovamenti degli ultimi anni. Gran consulto, dunque, per trovare le prime cure basate, alla resa dei conti, su 7 milioni di euro recuperati da fondi di Arcus (un milione) e da fondi di Roma Capitale (sei milioni). «Milioni che hanno ora una coerenza, perché appartengono a una programmazione - ha detto Rutelli -. Allo stanziamento di quest'anno seguiranno d'ora in poi altri finanziamenti». I fondi serviranno agli interventi più urgenti, per fronteggiare una situazione che rischia il collasso. E stato infatti lo strutturista Giorgio Croci, incaricato di effettuare uno screening generale del colle, a mostrare con l'ausilio di immagini piuttosto eloquenti le urgenze più serie. «Il colle era circondato da palazzi che sono via via crollati - ha ricordato Croci - e così i muri interni si sono trasformati impropriamente in muri di contenimento, strutture molto sensibili a ogni sisma e al degrado. Si è formata così una sorta di groviera che mostra crepe, distacchi, cedimenti e fratture un po' dappertutto». Impressionante la cartina elaborata da Croci con le zone del colle a «rischio alto»: un buon 40 è in queste condizioni. Croci ha iniziato il suo cahier de doléances dalle Arcate Severiane, le imponenti strutture che fronteggiano il Circo Massimo: «Un muro perimetrale improprio - ha ricordato -non più bilanciato dalla struttura frontale che è venuta meno, oggetto oggi di fessure e compressioni». Terapia? In questo, come in tanti altri casi, catene, ancoraggi, risarciture delle lesioni. Lo sguardo ha abbracciato anche la parte retrostante delle Arcate, dove le murature appaiono spesso scollegate. Distacchi anche nelle volte delle Tenne Severiane, collegate alle Arcate, dove sarà necessario scavare prima di passare ai reintegri. Un'indagine approfondita sarà necessaria invece per le pareti murarie della Vigna Barberini, dove già si individuano ancoraggi e collegamenti da ripristinare. Reintegri e scavi nell'adiacente Domus ad abside tardo antica. Sul fronte dei Fori e di via San Teodoro lo strutturista ha ricordato il cantiere in atto alla Domus Tiberiana (ricostruzione di volte e dei solai in laterizio, oltre all'eliminazione delle puntellature obsolete) e la situazione più drammatica, tra rigonfiamenti dei laterizi e umidità che trasuda, delle «sostruzioni», le imponenti murature davanti al Velabro sotto gli Orti Farnesiani. Elenco di problemi ancora lungo, col Criptoportico collassante e le Biblioteche crollanti. Unica nota positiva: la promessa di riaprire, entro l'anno, la Domus di Augusto e la Domus di Livia.