UN MUSEO europeo, per ora virtuale, intitolato al nome di Agenore, il mitico padre di Europa, perché ciascuno dei 25 Paesi che già formano l'Unione, o attendono di entrarvi, vi immetta le proprie radici, «i Lari e i Penati delle singole culture nazionali e regionali», creando così «un thesaurus, un "luogo della memoria" del nostro Continente»: insieme con una «carta dei diritti della cultura, che faremo circolare in modo del tutto informale tra i ministri dei 25 Paesi nell'intento di armonizzare le norme ed i criteri della salvaguardia dei singoli patrimoni», è l'iniziativa più ambiziosa, ma nel contempo anche la più originale, che il ministro per i Beni e le attività culturali Giuliano Urbani ha annunciato, esponendo, in Commissione al Senato, il nutrito programma per il semestre di presidenza italiana dell'Unione Europea. In sei mesi, venti appuntamenti: 15 a livello tecnico, un consiglio dei ministri formale (a Bruxelles, a fine novembre) e quattro informali: a Venezia, per il cinema, alla vigilia del Festival (dal 29 al 31 agosto); a Siracusa, il 12 settembre, sui problemi legati all'audiovisivo (e ci sarà anche Gasparri); a Firenze, i primi due giorni di ottobre, per il patrimonio storico e artistico; a Verona, in settembre, sui temi dello sport. Con l'idea di rafforzare la co-distribuzione dei film creati in Europa («il 70 per cento di quelli che vediamo sono di produzione americana»), e di provvedere alla conservazione delle opere già prodotte, sia per il cinema sia per la tv; di discutere della "Televisione senza frontiere" e del digitale terrestre; di difendere, in buona misura, la «diversità culturale» che ogni Paese possiede; di creare lo "spazio museale europeo"; di riunire anche, con una particolare attenzione al fenomeno del doping e alla cooperazione internazionale, i direttori generali ed i ministri che si occupano di sport, quantunque la materia non faccia parte del Trattato che regola l'Unione europea. Con l'occasione, Urbani ha risposto anche alle cifre del Touring Club che, analizzando i dati dei 37 maggiori musei in Italia (a cominciare dai Vaticani, in flessione del 10 per cento), aveva notato una diminuzione globale nel numero dei visitatori, pari al 2,3 per cento: «Quelli dei musei statali sono invece aumentati; l'anno scorso, del cinque per cento, passando da 29 milioni e mezzo a oltre 31; nei primi quattro mesi del 2003, inoltre, si registra un nuovo aumento del 6,72 per cento sull'anno scorso», spiega il Ministro. Che ammette, tuttavia, un «saldo negativo nelle due maggiori città d'arte, Roma e Firenze, dovuto anche al sensibile calo del turismo americano». E conclude dicendo che «il peso della cultura nell'economia nazionale è ogni anno maggiore»; peccato, però, che finanziamenti, ogni anno, continuino sempre più a ridursi.