Presentato a Roma levento espositivo dellanno che riunisce metà delle opere "trasportabili" del maestro Da Urbino Importanti studi a margine: cambia la sua data di nascita (1412 anziché 1420) e il suo ruolo nella bottega di Domenico Veneziano ROMA - E la sua terra, quei paesaggi che ha raccontato con la sua «pittura di luce» e la «divina proportione» delle prospettive, che lo celebra. Arezzo, Sansepolcro e Monterchi, nel nome di Piero. Con una mostra che dal 31 marzo al 22 luglio propone in più sedi i suoi capolavori riletti insieme a quelli degli artisti che lo influenzarono e seguirono la sua lezione. «Nobiltà di Piero-Piero della Francesca e le corti italiane» nasce da nuovi studi critici e dalla scoperta di documenti che anticipano la data di nascita del pittore dal 1420 al 1412, che lo vedono non allievo ma «socio» nella bottega di Domenico Veneziano a Firenze, che per la prima volta - grazie al recente e poderoso studio di Silvia Ronchey «Lenigma di Piero», rileggono gran parte della sua vicenda artistica con gli occhi di Bisanzio, alla luce di «quell11 settembre che aveva scosso tutto il mondo cristiano» rappresentato dalla caduta di Costantinopoli in mano ai turchi nel 1453. Nuove indagini e congetture su Piero «scienziato per essere miglior pittore», nellimportante esposizione presentata ieri in anteprima a Roma dal ministro Francesco Rutelli, dai curatori Antonio Paolucci, ex soprintendente del Polo museale fiorentino ed ex direttore regionale, il critico Carlo Bertelli e il soprintendente di Arezzo Giangiacomo Martines, che raccoglie oltre cento opere - tra cui Domenico Veneziano, Pisanello, Leon Battista Alberti, Jacopo Bellini, Luca Signorelli, Rogier Van der Wuyden, Perugino e altri - per raccontare la sua rivoluzione di uomo del Rinascimento che «ha unificato la lingua figurativa delle capitali dItalia, attraverso la sua visione prospettica che incrocia anche la pittura fiamminga», come ha osservato Paolucci. E se di Piero restano solo 22 capolavori, in gran parte affreschi, è proprio nella sua terra che vengono riuniti alcuni dipinti, a corredo della «Leggenda della Vera Croce» affrescata in San Francesco ad Arezzo e restaurata sette anni fa, della «Madonna del Parto» conservata a Monterchi, della «Resurrezione di Cristo» e del «Polittico della Misericordia» nel palazzo che fu la sua casa a Sansepolcro. Ed è Arezzo, nel Museo nazionale di arte medievale moderna (ampliato e rinnovato con lapertura di un giardino pensile) che ospita lesposizione che sarà articolata in dieci sezioni per ripercorre gli inizi di Piero, gli studi di matematica e i contatti con Luca Pacioli, gli amici platonici Nicola Cusano e Leon Battista Alberti, il suo itinerare alla corte estense a Ferrara, a Urbino e a Roma dove lavorò nel 1455 per Nicola V e nel 1459 per Pio II, quando Benozzo Gozzoli dipingeva la sua celebre «Cavalcata dei Magi» in Palazzo Medici Riccardi, e ancora i suoi scritti sulla prospettiva, su Archimede, fino a toccare la corte dei della Rovere e dipingere la «Madonna di Senigallia» che eccezionalmente lascerà Urbino per la mostra di Arezzo. Mentre gli Uffizi presteranno il «Dittico dei duchi di Urbino» e la Fondazione Cini di Venezia «La Madonna col Bambino» detta «Madonna di Villamarina». Oltre a codici e disegni, ori, sculture e bronzi provenienti da musei e collezioni internazionali, per raccontare il legame di Piero con le sue terre, come hanno sottolineato lassessore regionale al turismo Anna Rita Bramerini, il presidente della Provincia di Arezzo Vincenzo Ceccarelli. Per un viaggio dentro e intorno a questo protagonista e innovatore delle cultura che, come hanno annotato tutti gli scrittori del Grand Tour in pellegrinaggio per visitare i suoi affreschi, ha creato il paesaggio con la sua pittura luminosa, minuziosa e lenticolare. Unanteprima romana per lesposizione che aprirà il 31 marzo, che si è trasformata in un battage pubblicitario per incoraggiare i visitatori «a percorre la strada di Piero», a scoprire lospitalità e il buon cibo delle valli tra lArno e il Tevere. In attesa che si decida quale sarà il destino della collocazione della «Madonna del Parto» a Monterchi, poiché la mostra riaprirà dibattito e riflessioni su questo spinoso tema. Info: wwww.mostrapierodellafrancesca.it