Stanno diventando vere e proprie «pietre dello scandalo» quelle che i soliti ignoti vanno asportando dal ponte medievale di San Francesco. Dopo il primo allarme lanciato nel novembre scorso, infatti, il Wwf torna a denunciare un nuovo trafugamento dal muro che funge da parapetto, quasi nella sommità della campata della struttura alle porte di Subiaco costruita in pietra locale («cardellino»). «Si tratta di un'altra pietra a poca distanza da dove già era scomparsa la precedente» aggiungono gli ambientalisti. Che da tempo mettono in guardia sul degrado dell'arcata lunga 37 metri, fatta costruire dall'abate Ademaro nel 1358: dalla «pavimentazione in ciottoli di fiume in larga parte scomparsa» sino alle «infiltrazioni di acqua che potrebbero, a lungo andare, minare la struttura» della tipica sagoma trecentesca a schiena d'asino che scavalca le acque dell'Aniene. «A noi non ci sono giunte segnalazioni, ma riporteremo la situazione alle autorità competenti - assicura l'architetto Stefania Cancellieri della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici del Lazio - Quanto al restauro conservativo dell'acciottolato, invece, c'è purtroppo il problema dell'esiguità dei fondi a disposizione». E dalla Pro loco di Subiaco il presidente Giorgio Orlandi lancia la proposta di una sottoscrizione popolare. «Non occorrono grandi cifre per un lavoro in economia che consenta di ripristinare un acciottolato più stretto e agibile: faremo appello agli operatori economici e ai semplici cittadini per recuperare lo splendore di quello che è il biglietto da visita della città».