Gillo Dorfles, critico d'arte, chiede rispetto per l'Arco della Pace «E come sarà la nuova denominazione? Arco della Pace o della Guerra?». Gillo Dorfles, critico e storico d'arte, accoglie la novità del restauro del bicentenario con ironia e, in una sola battuta, riassume una annosa querelle. Il nuovo restauro la preoccupa? «Non vorrei che il futuro allestimento fosse peggiore di quello fatto da Viganò». Perché? «I restauri non sono mai fatti a dovere, tentano sempre di innovare invece di restaurare». La raccomandazione? «Occorre che il lavoro sia fatto a regola d'arte. L'intervento di Viganò lasciò molto a desiderare ma perlomeno era l'opera di un architetto di prim'ordine». Non è prevenuto? «Macché. E' la storia. Il Sempione è una delle poche realizzazioni urbanisticamente positive di Milano. Dovevano lasciarlo com'era all'epoca di Napoleone. L'ingresso alla città dal corso Sempione con davanti l'arco doveva rimanere come era stata ideata». Invece? «Non si può riassumere in due parole, ma basta guardare le carte del tempo. Prima hanno tolto il traffico, poi l'hanno rimesso, prima hanno inserito i candelieri ridicoli, polli hanno tolti. Tutto qui? «Magari. L'elenco delle sciocchezze è infinito. A questo punto lascerei l'ascensore, il barettino, il locale di lusso». Qual è la buona soluzione? «Ci si arriva eliminando gli sbagli degli ultimi venti, trent'anni. Occorre una operazione di pulizia». Cominciando da cosa? «Dalla regolazione urbanistica. E' ancora più importante della manutenzione dei marmi. Da qui parte uno degli assi viabilistici della città». Dieci mesi per il restauro... «Bene. Speriamo che errori commessi in tempi così lunghi vengano corretti rapidamente». L'Arco della Pace non è un esempio isolato di errori nei restauri. «Tre quarti dei monumenti milanesi sono stati rovinati e poi aggiustati». Tre quarti? «Non glieli elenco tutti. Ma qualcuno sì. Penso ai Caselli di Porta Venezia, a Porta Nuova, alle Mura Spagnole, ai Bastioni. Errori commessi con la presunzione di fare meglio di quanto avevano fatto in passato». E i Navigli? «E' stata la prima grande trasformazione sbagliata. Aver tolto i Navigli disegnati da Leonardo, che funzionavano benissimo. Invece di fare una strada sotterranea, hanno tolto gli specchi d'acqua che erano anche vie di comunicazione».