Dopo dieci anni d'attesa, parte il restauro dell'Arco della Pace. Dieci mesi di lavori per rimettere a nuovo superfici marmoree e statue di bronzo. Nel progetto è anche previsto il recupero della cancellata attorno ai caselli, sul disegno originale dell'Ottocento. Il sovrintendente Alberto Artioli: «Operazione dal costo di 700 mila euro». 5 D'Amico e Stella Il trionfo, sui bronzi e sui marmi, è ormai solo della polvere e delle crepe. E il cantiere è di per sé un monumento incompiuto alla rinascita. Fermo, come i lavori di recupero, lasciati a metà. Fermo, ma non dimenticato. L'Arco della Pace è pronto a nuove cure, la seconda tranche di un rinfrescata attesa per oltre dieci anni. Entro gennaio si chiude il bando di gara indetto dal ministero dei Beni culturali e in primavera partono i lavori. Dieci mesi per togliere ai marmi la patina nera dello smog, consolidare le parti fratturate e restituire brillantezza alla sestiga in bronzo sulla sommità. In numeri, «è un investimento da 700 mila euro», sottolinea il sovrintendente Alberto Artioli. E, soprattutto, «è una spesa necessaria e non più procrastinabile». Insomma: «C'è da mettere mano al 40-50 per cento della superficie lapidea annerita nel tempo». Si riconosce facilmente, l'area da recuperare, raggiungendo l'Arco da corso Sempione. E il basamento sinistro. Dove il marmo di Candoglia non è più candido da un pezzo. E' il restauro del bicentenario. L'Arco venne ideato da Luigi Cagnola nel 1807 per accogliere trionfalmente Napoleone in città. Un parto interrotto dalla disfatta di Waterloo e ripreso sotto Francesco I d'Austria. Nascita ufficiale: 1815, l'anno della Pace di Vienna raffigurata donna, nel bronzo dal Sangiorgio, mentre guida sei cavalli. «Sarà l'opera di revisione finale. Per i lavori verrà utilizzato il cantiere già presente», precisa Artioli. Il restauro si articolerà in tre fasi: pulitura dei marmi (con microsabbiature e laser) e del gruppo scultoreo bronzeo, consolidamento delle superfici gessificate (colpa d'inquinamento, piogge acide...) e una serie di accorgimenti protettivi. Tre giorni fa, ultimo sopralluogo dei rappresentanti di Sovrintendenza, Comune e Demanio. Certezze e progetti. Le prime: durante i lavori di restauro non verrà costruito un altro ascensore a lato dell'Arco per consentire ai milanesi di osservare le fasi di lavoro (il famigerato «matitone», la torre con elevatore esterno alta 32 metri, venne montata nel 1990 e smontata otto anni dopo sull'onda delle polemiche); inoltre, al termine del restauro verrà definitivamente tolto il parapetto in cima all'Arco. E poi i progetti: apertura al pubblico in occasione della nuova inaugurazione (già oggi il monumento è accessibile solo agli addetti ai lavori) e una cancellata che chiuderà l'Arco e i due caselli daziari a vandali ed eventuali «inquilini» abusivi. Spiega Artioli: «I due edifici laterali conservano ancora una parte della recinzione originaria. Partiremo da lì per completarla». Ma scopre anche i nervi, la questione Arco della Pace. D'altronde, è sempre stato così. Polemiche ci sono state negli anni Ottanta per la piazza della droga e scontri si sono rivisti sull'isola pedonale e sulla simil-spiaggia estiva. Nel bicentenario, ci s'inchioda sui caselli daziari: uno è attualmente un bar, gestito da un'associazione di reduci, l'altro (dopo essere stato sede dei vigili urbani e casa dei senzatetto) è vuoto. Ecco: se il Comune ha già nel cassetto il progetto di un ristorantino chic, la Sovrintendenza altrettanto presto frena: «Vedremo... Di sicuro i caselli sono monumenti da utilizzare per non essere lasciati al degrado». Ma il problema di un ristorante, conclude Artioli, «non è la funzione, ma sono le esalazioni delle cucine». Ribatte Maurizio Cadeo, assessore all'Arredo urbano: «Come al solito ci scontriamo con la rigidità della Sovrintendenza. Mi auguro che ragioneremo insieme per trovare una soluzione». La soluzione per la nuova illuminazione, invece, è ormai cosa fatta. Ieri l'assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi ha incontrato Cadeo per definire le tappe dell'intervento. Alla fine, annuncia Sgarbi, «venerdì ci sarà il sopralluogo definitivo». Poi, via i lampioni neri di Viganò sul corso e nuovo impianto scenografico per l'Arco. Aspettando il restauro e un nuovo trionfo. Di bronzi e di marmi.
Arco della Pace, parte il restauro. Torna la cancellata di Napoleone
Il restauro dell'Arco della Pace è iniziato dopo dieci anni di attesa. Il progetto prevede la pulitura dei marmi e delle statue di bronzo, il consolidamento delle superfici gessificate e la realizzazione di accorgimenti protettivi. Il costo del restauro è di 700 mila euro. Il sovrintendente Alberto Artioli spiega che il 40-50 per cento della superficie lapidea è annerita nel tempo e che il restauro è necessario e non più procrastinabile. Il restauro si articolerà in tre fasi: pulitura, consolidamento e accorgimenti protettivi. I lavori si svolgeranno nel cantiere già presente e si chiederà la definitiva tolta del parapetto in cima all'Arco.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo