CAGLIARI. Giornata decisiva per Tuvixeddu. Oggi si riunirà la commissione regionale al Paesaggio per decidere in quale area del colle estendere il vincolo totale con la dichiarazione di «notevole interesse pubblico». In parallelo si terrà anche la riunione, indetta dal sindaco Emilio Floris, del comitato di controllo per l'attuazione dell'accordo di programma sul progetto di lottizzazione integrata di Tuvixeddu-Tuvumannu (firmato dal Comune, dalla Regione, dalla Coimpresa e dalle due sovrintendenze). A quest'ultimo incontro è certa la partecipazione del primo cittadino e dell'imprenditore Gualtiero Cualbu (titolare della Minoter, a cui fa capo la Coimpresa) che sarà accompagnato anche da un legale, incerta la presenza del governatore della Sardegna Renato Soru. Gli avvenimenti di queste ultime due settimane hanno modificato lo stato dell'arte degli interventi su Tuvixeddu e la riunione di oggi della commissione al Paesaggio potrebbe, forse, cambiarli in maniera definitiva. E l'attenzione del presidente Soru è rivolta a queste modifiche, da lui fortemente auspicate e perseguite. La settimana scorsa una determina regionale ha imposto il blocco di tutte le opere nell'area di Tuvixeddu-Tuvumannu, sulla base del codice Urbani, la legge nazionale che regola i beni culturali. In particolare il provvedimento era volto a fermare le opere le lottizzazioni che interessano via Is Maglias, nella parte alta di Tuvixeddu (a monte del grande sito archeologico punico-romano)e che fanno parte dell'accordo di programma. Contestualmente il governo dell'isola ha insediato la commissione al Paesaggio (della quale fanno parte, oltre ai responsabili delle sovrintendenze e degli uffici regionali competenti, quattro studiosi nominati dalla Giunta). L'esito viene dato per scontato in quanto l'orientamento della commissione era sin dall'inizio unanime: per esigenze paesaggistiche e sulla base dell'articolo 138 del codice Urbani, sarà considerata area di «notevole interesse pubblico» la zona di Tuvixeddu adiacente a via Is Maglias. Nel 138 citato si pone come motivo della richiesta il riferimento «alle caratteristiche storiche, culturali, naturali, morfologiche ed estetiche proprie degli immobili o delle aree che abbiano significato e valore identitario del territorio in cui ricadono o che siano percepite come tali dalle popolazioni». La storia recente di Tuvixeddu e della sua antica necropoli inizia quindici anni fa, dopo la cessazione dell'escavazione sui due colli. Allora la Coimpresa presentò un primo progetto di recupero. Subito vi fu la reazione da parte degli ambientalisti e di parte del mondo scientifico (tra cui il decano degli archeologi Giovanni Lilliu) per chiedere l'eliminazione o la riduzione della pressione edificatoria. Nel 1996 su posto il vincolo archeologico da parte del ministero dei Beni culturali e nel 1997 vi fu la proposta regionale di tutela paesaggistica per tutto il colle, nel 2000 la firma dell'accordo di programma. E nel maggio del 2006 l'approvazione del piano paesaggistico regionale che recepisce la proposta di vincolo del 1997. Infine c'è l'intervento di questi giorni che ha visto gli ambientalisti e diversi studiosi (tra cui Lilliu) appoggiare la scelta della Regione. Dall'altra parte c'è l'accordo di programma, «un contratto di natura privatistica regolato dal codice civile», come è stato più volte sottolineato dalla Coimpresa e che, quindi, va rispettato. Ieri, inoltre, un ampio gruppo di docenti universitari (tra cui Bruno Anatra, Gianfranco Tore, Sandro Maxia, Giancarlo Nonnoi, Barbara Fois e altri) e di intellettuali (tra cui Franco Masala, Placido Cherchi, Carlo Antonio Borhi, Anna Maria Frongia, Elisabetta Marini, Clara Icani e altri) hanno firmato un documento in cui viene sottolineato che «la decisione del presidente della Giunta (...) di sospendere i lavori in corso (...) costituisce, dopo anni di lassismo, la prima ferma risposta istituzionale ad una strategia di sistematica distruzione della memoria storica e del patrimonio archeologico della città». In questo modo viene difeso «uno dei più estesi monumenti funerari del Mediterraneo». Mentre per anni l'abbandono di quell'area «è stata portata avanti affermano grazie al- la pubblica, incestuosa e "concertata" collusione tra politici, imprenditori, funzionari con l'unico obbiettivo di privatizzare tutte le aree panoramiche e di pregio ancora esistenti e ha trovato, costantemente e sistematicamente, plausibili e inattaccabili giustificazioni burocratiche per "legalizzare" il sacco urbanistico della città».