Roberto Copparoni è Presidente associazione Amici di Sardegna, aderente al comitato Tuvixeddu Wive La magistratura ha finalmente deciso di intervenire sulla vicenda di Tuvixeddu. Personalmente ne sono lieto, anche se non grido dalla gioia. Questo perché in condizioni di assoluta normalità, in una società veramente civile e responsabile, non si avrebbe necessità di ricorrere alla magistratura per la salvaguardia del nostro ambiente. In una società più giusta non si dovrebbe sacrificare la qualità della vita di tutti i cittadini per la conservazione di posti di lavoro edili arrecano alla nostra identità. Comprendo benissimo che questa posizione potrà creare incomprensioni e forti critiche, ma credo che la nostra collettività non avrà un gran bel futuro se non saranno poste in essere nel breve periodo chiare priorità. Fra queste c'è la qualità della nostra esistenza e di quella che vorremo dare a chi verrà dopo di noi: che diritto abbiamo di lasciare ai nostri figli un ambiente più degradato di quello che abbiamo ricevuto dai nostri padri? I danni che dal dopoguerra abbiamo arrecato al nostro capoluogo sono stati gravissimi. Mi sembra importante registrare che, forse per la prima volta, anche grazie alla manifestazione realizzata dal comitato «Tuvixeddu Wive» di domenica 14 gennaio, la cittadinanza ha mostrato di volere capire e dire la propria opinione su Tuvixeddu. Un punto di vista basato soprattutto sulla riscoperta di una identità collettiva che va oltre i partiti e gli schieramenti e trova alimento nel buon senso e nella consapevolezza sempre più diffusa e partecipata dei cittadini. Questo è un vero esempio di democrazia partecipata che dovrà sempre più essere praticata e diffusa. Il dissenso e lo sconcerto che questa vicenda ha provocato non appartiene a questo o a quello schieramento, ma solo alla collettività, vera portatrice di interessi pubblici e diffusi. Vale la pena di ricordare che gli accordi di programma sono stati presi solo da rappresentanti di partiti e di società di costruzione, con il discutibile avvallo di enti ministeriali, senza che la maggioranza silenziosa dei cittadini potesse essere ascoltata. Da decenni, infatti, andiamo sostenendo con tutti i mezzi disponibili le stesse cose, e criticando le scelte «amministrative». Tale situazione è stata determinata anche da chi negli anni, tacendo o filtrando le notizie, ha contribuito a creare l'attuale status quo dove, in qualche modo, si tende a continuare a esasperare il muro contro muro per far vincere il nostro grande male, l'indifferenza. Nessuno vuole mandare a casa i lavoratori delle imprese coinvolte nel progetto. Si tratta solo di vedere, allo stato delle cose, quale possa essere la soluzione che arrechi il minor danno possibile. Salvaguardando da un lato i diritti acquisiti e dall'altro il supremo benessere collettivo.
Caso Tuvixeddu. Così si difende sia la storia che l'ambiente
Roberto Copparoni, Presidente dell'associazione Amici di Sardegna, ha espresso soddisfazione per l'intervento della magistratura nella vicenda di Tuvixeddu. Tuttavia, sostiene che in una società civile e responsabile, non sarebbe necessario ricorrere alla magistratura per proteggere l'ambiente. Copparoni sottolinea l'importanza di dare priorità alla qualità della vita dei cittadini e alla conservazione dell'identità sarda. Ha anche espresso la sua preoccupazione per il futuro della Sardinia e il fatto che i danni arrecati al capoluogo dal dopoguerra possano essere ereditati dai figli.
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