Dei due anni di presidenza alla Fondazione del museo egizio di Torino io sono molto soddisfatto». Alain Elkann, dà un giudizio diverso sulla gestione dell'ente di cui è presidente rispetto a quella del sindacato Uil. Che la settimana scorsa, come ha raccontato l'indipendente, contestava nel merito e nel metodo l'operato e la ragione sociale della Fondazione. Elkann dice di non voler scendere in polemica con nessuno, ma ricorda come «le condizioni del museo oggi siano molto diverse rispetto a due anni fa. Non c'era un sito internet mentre adesso c'è un sito bilingue, curatissimo ed efficace. Nell'atrio c'erano i vu cumprà, oggi non ci sono più ma c'è un ingresso accogliente, luminoso. Non c'erano le audioguide mentre oggi ci sono. Allo stesso modo», continua Elkann inventariando le cose buone che sono state fatte, «c'erano nel vecchio museo didascalie approssimative, oggi ci sono didascalie chiare e bilingue. Sono stati pubblicati i nuovi cataloghi, sono in programma lezioni magistrali di Salvatore Settis e Louis Godart. I nostri reperti», continua con orgoglio Elkann, «sono in mostra a Pechino fino alle olimpiadi del 2008. Non mi sembra poco». Il museo egizio di Torino in questi due anni non ha però cambiato solo gestione: con l'allestimento di Dante Ferretti ha cambiato anche faccia. «C'è chi dice che è kitsch? Per carità», schiva il colpo Elkann, «liberi tutti di esprimere un giudizio, ma Louis Godart, consigliere per i Beni culturali del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha detto che l'allestimento di Ferretti è straordinario. E quando è venuto qui in visita, lo ha detto anche il consigliere del ministero dei Beni culturali Salvatore Settis». Il presidente della Fondazione egizio legge in modo diverso anche la vicenda del personale interno al museo. Dove 3 egittologi sono passati dalle dipendenze della fondazione a quelle della soprintendenza: «Alla fine si è trovato un accordo con tutti», dice Elkann. Da parte sua Mario Turetta, direttore regionale dei Beni culturali e paesaggistici del Piemonte (nominato dal ministro Giuliano Urbani e confermato da Francesco Rutelli) sentito dall'Indipendente, smentisce anche l'altra accusa mossa alla Fondazione. Quella di aver continuato a godere di finanziamenti ministeriali straordinari per il 2006, malgrado il contratto di servizio e l'atto convenzionale che sollevavano lo Stato da ogni onere. «Lo Stato», dice Turetta "ha solo continuato a pagare lo stipendio ai dipendenti». Una discussione che ha tutta l'aria di non finire qui.