Una decisione che mi rende entusiasta. Dopo anni e anni di lavoro, vedere che la questione della bellezza diventa una priorità politica, mi ripaga di molta fatica e, anche, di molte umiliazioni patite. Quando nel mio libro La bellezza (1990) sostenni la necessità dì riportare il senso del bello al centro della nostra educazione, per restituire qualità estetica all'ambiente che ci circonda e ai semplici modi quotidiani del vivere, fui considerato un illuso, un reazionario, un antimoderno. Vorrei ricordare che, solo qualche anno fa, il semplice uso della parola «bellezza», non tanto nei libri quanto soltanto negli incontri, nei dibattiti culturali, veniva ritenuto banale, «non scientifico». Ora le cose stanno cambiando: se mi si consente un po' di immodestia, mi verrebbe quasi da pensare che il ministro Urbani abbia letto le mie pagine in cui sostengo che «bisogna essere politicamente responsabili della bellezza». Ovvio: la bellezza non si definisce per decreto, ma la legge può imporre l'attenzione verso la bellezza e può censurare chi rifiuta l'impegno per la bellezza. Non si dimentichi che, nella millenaria storia dell'umanità, il Nove-. cento è stato il secolo che più ha esaltato il brutto e tolleralo il cattivo gusto nelle abitudini quotidiane. Irnmagino già cosa diranno i detrattori del bello (e dell'iniziativa del ministro): chi stabilisce cos'è la bellezza? Chi giudicherà? A quale titolo? Naturalmente il progetto di legge Urbani dovrà trovare le forme tecniche per la sua applicazione, e in esse si verificherà la reale operatività della legge. Vorrei ricordare che la bellezza è un progetto sul mondo: su questo progetto, su questa utopia si costruisce la bellezza, si fanno cose belle. Per esempio, la Milano bella, quella dei suoi corsi, dei suoi viali neoclassici sono il risultato del lavoro della commissione d'ornato, istituita all'origine dal Piermarini, che operò per oltre due secoli e fu sciaguratamente abolita alla fine della seconda guerra mondiale. Ho citato questa commissione essendo stato un esempio di eccellente funzionalità. Perché? Perché chi la doveva nominare, aveva il coraggio di scegliere un gruppo omogeneo di intellettuali che scommettevano su un'idea di bellezza da proporre, in particolare, in ambito architettonico e nell'arredo urbano. Qualcosa di simile accade nei nostri giorni in Francia: non è un caso che ogni presidente della Repubblica abbia legato il suo nome a grandi opere e a un particolare Ideale rappresentativo del bello. Dunque, da evitare assolutamente saranno gli organismi decisionali che raccolgono teste pensanti troppo diverse tra loro: ci sarebbero dotte discussioni ma la paralisi decisionale o il compromesso, cioè un pasticcio, cioè il brutto, cioè il disastro estetico che è prevalso in questi anni.
La bellezza? Non si impone per decreto ma si può aiutare con una buona legge
Il ministro Urbani ha presentato un progetto di legge per riportare il senso del bello al centro della politica e dell'educazione. L'autore del testo, che ha scritto un libro sulla bellezza nel 1990, è entusiasta di questa decisione e considera che sia finalmente arrivato il momento di riportare la bellezza come priorità politica. Il testo ricorda che, in passato, la parola "bellezza" era considerata banale e non scientifica, ma ora le cose stanno cambiando. Il ministro Urbani sostiene che la bellezza non si definisce per decreto, ma che la legge può imporre l'attenzione verso la bellezza e censurare chi rifiuta l'impegno per la bellezza.
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