ROMA A leggere la Finanziaria, tutto dovrebbe essere fatto in tempi strettissimi. Entro il 28 febbraio ogni ministero deve scrivere il suo piano di riorganizzazione, indicando gli uffici da accorpare o snellire e i relativi spostamenti di personale. Entro il 31 marzo tutti i piani devono essere approvati da Palazzo Chigi (sentiti i pareri dei ministri Padoa-Schioppa e Nicolais). Entro il 30 aprile il governo deve emanare i decreti regolamentari. Dopo di che ci saranno diciotto mesi a disposizione per passare dalle norme ai fatti: entro l'ottobre del prossimo anno, la grande ristrutturazione dello Stato centrale dovrebbe essere completata. Queste sono le scadenze, sulla carta. Ma nessuno crede davvero che le scadenze saranno rispettate. L'esperienza del passato insegna che cambiamenti del genere richiedono anni, non settimane. Anche perché ogni singolo passaggio andrà discusso e negoziato con i sindacati, come si è sempre fatto e come viene ribadito nell'accordo siglato giovedì scorso da governo e Cgil-Cisl-Uil. E le cose da negoziare sono parecchie. Uffici periferici. La riorganizzazione di cui si sta parlando deve prevedere, innanzitutto, una riduzione delle strutture periferiche. Cioè delle sedi provinciali che alcuni ministeri mantengono in tutta Italia. Che significa "riduzione"? Si chiuderanno degli uffici, si diminuiranno i dipendenti? Sono tutte cose che andranno definite dicastero per dicastero. La Finanziaria per adesso entra nello specifico soltanto per due amministrazioni. Il ministero dell'Economia, che deve abolire tutte le sedi provinciali, accorpandole in dipartimenti e ragionerie regionali. Il ministero degli Esteri, che deve unificare gli uffici contabili di ambasciate, consolati, istituti di cultura, e rivedere la sua rete di sedi soprattutto in Europa. Uffici centrali. Anche per i palazzi romani dei ministeri la Finanziaria prescrive grandi cambiamenti. Le piante organiche devono essere ridotte. In particolare, si deve intervenire sugli uffici che si dedicano alle cosiddette "funzioni di supporto": gli uffici del personale e degli affari generali, quelli che si occupano dell'informatica, della manutenzione, della logistica, della contabilità, i provveditorati. Insomma quelli che garantiscono il funzionamento della macchina anziché occuparsi della vera missione del ministero. Ogni anno gli organici di questi uffici dovranno essere alleggeriti dell'8, spostando i dipendenti in esubero in altri uffici più operativi. Alla fine, i dipendenti impegnati nelle funzioni di supporto non potranno superare il 15 del totale. Dirigenti. Quando si accorpano due uffici, si dimezza il numero dei capi. Con la riorganizzazione dei ministeri perciò si dovranno anche eliminare le poltrone di vertice. Ogni amministrazione dovrà diminuire del 5 il numero dei posti da dirigente, e del 10 quelli da dirigente generale. Dallo sfoltimento delle gerarchie si ricaveranno risparmi, e il recente accordo fra governo e sindacati stabilisce che una parte di questi risparmi dovranno essere redistribuiti fra tutti i dipendenti. Nessun licenziamento. L'operazione sin qui descritta non comporta, sia chiaro, nessun licenziamento. Si tratterà solo di trasferire i dipendenti da un ufficio all'altro, e nella grande maggioranza dei casi gli spostamenti avverranno all'interno della stessa città, anzi dello stesso palazzo. Qualche problema in più potrebbe presentarsi per i dirigenti: qualcuno di loro potrebbe restare senza incarico, perdendo quindi le indennità di posizione e di risultato. Insomma, il loro stipendio verrebbe decurtato. Sempre ammesso che la grande ristrutturazione venga davvero realizzata. ROMA Alla fine del 2005 la loro assunzione sembrava cosa fatta. E sarebbe stata anche l'ora: stavano lavorando come precari ormai da tre, quattro, qualcuno da sei anni. Sono i precari storici in servizio alla Protezione civile, alla Giustizia, ai Beni culturali. Questi ultimi sono arrivati nei musei italiani con la definizione di "giubilari" perché arruolati appunto in vista del 2000, l'Anno santo. Nel 2005 l'allora ministro della Funzione pubblica Mario Baccini aveva finalmente ottenuto una norma in Finanziaria che doveva consentire l'assunzione di 7 mila precari statali. Poi però l'assunzione non è arrivata. Nel frattempo è cambiato il governo e il successore di Baccini, Luigi Nicolais, ha riconfermato l'impegno: i 7 mila contrattisti saranno assunti subito. In teoria dovrebbe essere questione di settimane. Se non fosse per quelle norme sulla riorganizzazione dei ministeri scritte da Padoa-Schioppa in Finanziaria. In particolare il comma 410, dove si legge che alle amministrazioni «è fatto divieto, per gli anni 2007 e 2008, di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo e con qualsiasi tipo di contratto» se non rispettano l'obbligo di inviare entro febbraio il loro piano di riorganizzazione. Alla scadenza del 28 febbraio mancano appena 37 giorni. Quante amministrazioni riusciranno ad elaborare un piano di riorganizzazione in cinque settimane? La risposta è semplice: nessuna. Non solo, ma il divieto di assumere «con qualsiasi tipo di contratto» sembrerebbe impedire anche il rinnovo dei contratti trimestrali. Se la legge non venisse corretta, i giubilari e gli altri contrattisti statali passerebbero dallo status di precari a quello di disoccupati. Pie. P.
Ministeriali, esuberi entro il 28 febbraio. Parte la riorganizzazione: nessun licenziamento ma personale trasferito negli uffici "operativi"
Il governo ha presentato la Finanziaria, che prevede una grande ristrutturazione dello Stato centrale. Entro il 28 febbraio ogni ministero deve scrivere il suo piano di riorganizzazione, indicando gli uffici da accorpare o snellire e i relativi spostamenti di personale. Entro il 31 marzo i piani devono essere approvati da Palazzo Chigi. Entro il 30 aprile il governo deve emanare i decreti regolamentari. La ristrutturazione deve essere completata entro l'ottobre del prossimo anno. Tuttavia, nessuno crede che le scadenze saranno rispettate, poiché ogni passaggio andrà discusso e negoziato con i sindacati.
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