«L'occupazione di un albero è l'ultima, spiaggia. Quando vedi qualcuno su un albero per cercare di proteggerlo, capisci che la società ha fallito ad ogni livello». Sono parole di Julia Butterfly itili, la giovane americana che nel 1997 divenne nota in tutto il mondo per essersi arroccata in cima ad una sequoia - restandovi poi ben 738 giorni - per contrastare il progetto di «sfoltire», con la motosega, un lembo della foresta Olimpie di Washington. Vorrei segnalarle, caro Granzotto, che anche nella mia Verona siamo giunti a tanto. Imitando la signora Rosa, aitante settantenne che ha avviato la civile protesta, giovani e meno giovani veronesi montano la guardia agli alberi del Parco Lombroso. Un parco caro a noi veronesi che un'amministrazione composta da sedicenti verdi-ambientalisti, da assessori che essendo non votati rispondono solo a se stessi, intende farne scempio. Se non li fermiamo, il Parco Lombroso (ricavato sullo spalto del rivellino e dunque parte integrante dell'antica cinta muraria) con i suoi alberi secolari, i suoi ampi spazi erbosi, i suoi sentieri hi terra battuta e le sue aggraziate panchine liberty, sarà ridotto ad un anonimo, freddo «spazio urbano»: l'amministrazione comunale ha infatti in programma l'abbattimento di molti alberi debilitati per incuria ma ancora sani, la realizzazione di viali e di aree hi cemento e la sostituzione delle attuali panchine con altre in ferro e ovviamente d'aspetto «moderno». Noi veronesi siamo cittadini pazienti, educati, disponibili, ma non accettiamo di farci prendere per i fondelli. Per finanziare interventi inutili realizzati con vibrante orgoglio e protervia progressista i soldi si trovano sempre. Ma non si ha il becco di un quattrino per opere di prevenzione ambientale, per cura degli alberi, per fornirli di micro-chip che segnalino il loro progressivo stato di salute, per una efficiente irrigazione o per procedere a potature che non siano quelle selvagge, drastiche e senza alcun criterio botanico. E così, per rimediare all'incuria si sceglie la soluzione più facile: la «riqualificazione» del Parco, che vuoi dire abbattere le piante e sostituire l'erba con il cemento. E un altro pezzo di Verona se ne andrà. Chi difenderà i cittadini dai suoi amministratori? Chi difenderà gli alberi e gli antichi spazi? Chi ci difenderà dall'ignoranza crassa? Lei, dott. Granzotto, ci può. dare una mano? Lucia Cametti - Presidente della Circoscrizione 2 - Verona Non sarebbe meglio un calcio, gentile let-trice? Nei fondelli di una amministrazione comunale così indifferente alla storia e alla cultura della città, così ottusamente inebriata del barbarico (nel senso di Attila, degli Unni) e progressista esercizio della «riqualificazione»? Ovvero della tabula rasa, della soppressione di una peculiarità, di un tratto caratteristico della fisionomia urbana? Fosse ancora in vita il grande Nicolo Tommaseo, aggiornerebbe senz'altro il suo Dizionario dei sinonimi alla voce «scempio». Aggiungendoci, appunto, «riqualificazione». Che aiuto posso mai darle, gentile lettrice, se non appellarmi a mia volta a Francesco Rutelli? Per formazione intellettuale e sensibilità Rutelli non ignora certo che un parco come il Lombroso di Verona appartiene ai beni culturali della città, alla sua stessa movenza, se così posso dire. Accetterebbe che venisse riqualificato il Giardino del lago di Villa Borghese a Roma? I Giardini napoleonici a Venezia? Quelli di Boboli a Firenze? E allora, ministro, perché non ce la mette lei una buona parola, consentendo così alla signora Rosa di discendere dall'albero che a nome di tanti veronesi sta presidiando, difendendolo dalla motosega? Paolo Granzotto
Se la riqualificazione è un vero scempio
Un cittadino veronese, Paolo Granzotto, scrive un articolo di giornale per denunciare l'intenzione dell'amministrazione comunale di abbattere molti alberi del Parco Lombroso di Verona per realizzare viali e aree in cemento. Granzotto sostiene che l'amministrazione non ha il becco di spendere denaro per opere di prevenzione ambientale, come la cura degli alberi e la potatura, ma preferisce la soluzione più facile, ovvero la riqualificazione del parco con la demolizione degli alberi. Granzotto chiede aiuto a Francesco Rutelli, ministro dell'ambiente, per difendere il parco e gli alberi.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo