POLEMICHE PER GLI EVENTUALI PRESTITI Un piccolo Louvre tra le sabbie dAbu Dhabi. Un progetto ambizioso che però sta mettendo a soqquadro il mondo delle arti francesi, dove in molti denunciano la «deriva commerciale» dei grandi musei nazionali, i quali sempre più spesso prestano allestero la loro immagine e le loro opere in cambio di sostanziosi contributi. Lultimo caso è quello del nuovo museo da inaugurare nel 2012 nel piccolo e ricco emirato della penisola arabica, il quale spera così di attirare nuovi turisti (dovrebbe nascere anche una succursale della Fondazione Guggenheim). In cambio di una somma che, secondo Le Monde, dovrebbe avvicinarsi ai 700 milioni di euro, il Louvre simpegnerebbe a concedere il suo marchio per ventanni e, insieme ad altri musei francesi, a prestare quasi trecento opere. Lipotesi del contratto con Abu Dhabi ha innescato però una protesta senza precedenti. Molti direttori di musei, storici dellarte, studiosi e critici hanno firmato una petizione, il cui testo intitolato "I musei non sono in vendita" è stato scritto da Jean Clair, lex direttore del Museo Picasso, Françoise Cachin, direttrice onoraria dei Musei di Francia, e Roland Recht, che insegna la storia dellarte al College de France. Henri Loyrette, il direttore del Louvre, ha risposto alle critiche, difendendo il valore culturale e scientifico delloperazione, ma anche denunciando «la battaglia di retroguardia contro lineluttabile evoluzione dei musei allepoca della mondializzazione». Al ministero della cultura per ora si dicono decisi a condurre in porto loperazione.
PARIGI : se il Louvre apre in Abu Dhabi
Il Louvre di Abu Dhabi sta per inaugurarsi nel 2012 e il contratto con l'emirato prevede che il museo francese presti il suo marchio e le sue opere per ventanni in cambio di una somma di 700 milioni di euro. La petizione firmata da molti direttori di musei, storici dell'arte e studiosi ha denunciato la deriva commerciale dei musei nazionali. Il direttore del Louvre, Henri Loyrette, ha difeso l'operazione, affermando che è necessaria per la sopravvivenza dei musei in un'epoca di mondializzazione. Il ministero della cultura francese sembra però deciso a condurre in porto l'operazione.
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