Passatempi da teppisti nelle notti romane: scritte sulle stame parlanti, impronte di piedi lasciate su monumenti come l'Ara Pacis, calci alle lanterne che illuminano pub e ristoranti. Da anni i graffiti dei writers, gli adesivi degli stickers o gli stencils degli stenciling deturpano le mura delle abitazioni, suscitando lo sdegno di chi vi abita. A questo triste fenomeno, attualmente se ne aggiunge un altro ben più grave, perchè ad essere presi di mira sono i beni culturali. Ci si diverte ad imbrattarli. Particolarmente nel mirino, sono le statue parlanti. Certamente non si tratta di pasquinate, qui non c'è ombra nè di satira, nè di motteggi arguti. Negli ultimi tempi, la Fontana del Facchino, in via Lata, è stata sporcata con frasi di ogni tipo, alcune anche prive di senso e con stencil di vernice nera. Niente forme d'arte, solo un oltraggio ad un monumento. Nelle top ten delle bravate notturne si «fanno più punti» sporcando un monumento inaugurato, restaurato o rimesso a nuovo di recente. E' il caso dell'Ara Pacis di Richard Meier, presa d'occhio da alcuni teppistelli, che si divertono ad imprimervi sopra le orme delle scarpe. C'è chi si diverte a gettare bottiglie di birra nei prati o nei giardini della città, cercando di colpire qualche bersaglio, o scommettendo con gli amici a chi tira più lontano. Magari colpendo qualche ignaro passante. C'è poi chi, invece, passa il tempo a prendere a calci le lanterne esterne a pub o locali, quelle che servono per illuminare quando la giornata volge al tramonto. E' una gara di abilità con i compagni del gruppo, a chi calda più in alto e più in fretta. Al di là di questi atti vandalici, ci sono in città giovani romani che hanno fatto della «street art» una vera e propria forma di espressione. Senza deturpare statue e danneggiare monumenti, ma organizzando mostre 'creative in note gallerie della capitale. Sono Sten, Lucamaleonte e Lex, che, periodicamente, propongono al pubblico le loro originali creazioni. Si tratta di una serie di opere inedite, che si fanno portabandiera di quella tipica forma d'arte metropolitana, nata negli anni Ottanta, sulla traccia del Graffitismo.